IL RECLUTAMENTO DEGLI OLTREMARINI E DELLA FANTERIA VENETA

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oltremarin schiavone in alta montura fine ‘700

Parliamo qui del reclutamento per l’esercito (schiavoni e fanteria) professionale, da non confondersi con le Craine e le Cernide che erano di leva. Questo avveniva nei mesi di novembre, dicembre e gennaio, probabilmente perché le attività dei bassi uffiziali addetti erano ridotte al minimo, a cura di capileva assistiti da apposite compagnie formate da quaranta reclutatori itineranti suddivisi in gruppi di tre agli ordini di un Capo Piazza, che si distingueva dal bastone di legno senza pomolo tipico dei “sargenti”. Era loro vietato ricorrere a lusinghe o imbrogli, a differenza di quanto accadeva in altri eserciti italiani ed europei, che molto spesso facevano retate vere e proprie di vagabondi o ubriacavano qualche giovanotto all’osteria per ingrossare gli equipaggi delle navi.

alfiere di fanteria veneta inizio '700

alfiere di fanteria veneta inizio ‘700


Una volta stipulato il contratto di “rolo”, la recluta era vigilata a vista dalle suddette compagnie di leva e da reparti di cavalleria, onde evitare diserzioni; ormai con il soldo in tasca (da qui deriva il termine soldato = assoldato) a qualcuno veniva certo l’idea di tagliar l’angolo…
I requisiti richiesti erano l’età tra i 16 e i 40 anni, non avere condanne penali alle spalle, una buona condotta morale (ad esempio la convivenza con donne di facili costumi o di altra religione era vietata) e per gli schiavoni una statura minima di metri 1,62 (ma per le genti slave, famose per la loro prestanza fisica, non era un problema) e sana e robusta costituzione. Quindi erano certamente esaminati anche da un medico militare, proprio come oggi.

fanteria veneta fine '700

fanteria veneta fine ‘700


Per le truppe di terraferma il premio al reclutatore era di 22 ducati per le altre di 20. ma lo stesso capoleva anticipava 12 ducati per il costo dell’uniforme che doveva durare tre anni, poi defalcati come trattenuta dalla paga del soldato.
Dall’interno dei territori le reclute venivano portate al Lido o a Zara (oltremarini) dove ricevevano il primo addestramento sommario e poi “sbandate”. A Zara gli oltremarini ricevevano anche l’uniforme di bassa montura, mentre quella di alta montura veniva consegnata dal colonnello titolare del reggimento di assegnazione.

Dopo essere state registrate le nuove truppe venivano consegnate al “Serraglio” ove venivano destinate al servizio per sei anni in Levante o nella terraferma. Si riconoscevano premi a seconda dell’impegno del reclutatore: nel 1783 il capitano Carlo Marchiondi, capoleva in Dalmazia, fu promosso a tenente colonnello per aver reclutato in quattro anni 5.000 uomini, il doppio del minimo richiestogli dal Savio alla Scrittura.
Il soggiorno nelle caserme di Santa Maria Elisabetta al Lido, capaci di ospitare 4.000 uomini, durava la media di cinque mesi, in attesa che i colonnelli li andassero a scegliere per rimpolpare gli effettivi dei Reggimenti, sempre scarsi.

Millo Bozzolan
Danilo Morello.

 

 

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