San Marco, pochi veneti.

IMG_20181007_101022Domenica 7 ottobre nella Basilica di San Marco si è celebrata la Messa solenne domenicale delle 10,30, accompagnata come di consueto dai canti della Cappella Marciana. Nella prima domenica di ottobre si celebra la memoria della Dedicazione della Basilica all’evangelista Marco, una delle solennità in cui è prevista l’esposizione della Pala d’Oro sull’altar maggiore.paladoro Nel 2018 la data coincideva con l’anniversario della Vittoria di Lepanto, che il celebrante, seppure marginalmente, ha giustamente ricordato. (Nella foto l’Allegoria della Battaglia di Lepanto, di Paolo Veronese, attualmente alle Gallerie dell’Accademia a Venezia.IMG_20181007_135105In Basilica erano presenti numerosissimi stranieri, europei, orientali, sudamericani, in particolare un consistente gruppo di polacchi, in pellegrinaggio guidati dal loro arcivescovo. Mentre entravano e  prendevano posto vedevo i loro occhi brillare, pieni dello stupore, dell’emozione di trovarsi immersi in tanta bellezza, dello splendore degli ori dei mosaici. IMG_20181007_114557E la meraviglia dei canti, la Cappella Marciana ha eseguito una Messa composta a fine XVI° secolo per le celebrazioni per la battaglia di Lepanto, che veniva festeggiata con grande solennità. La magnificenza delle musiche unita alla maestria ineguagliabile dei coristi, i bagliori dei mosaici e delle cupole, creava un’atmosfera difficilmente descrivibile a parole. Il giornalista Socci la definì una scintilla di Paradiso. socciPurtroppo non ho avuto modo di notare una significativa presenza di veneti, anzi credo assai pochi. Tutti amano Venezia, o dicono di amarla, a parole, forse che l’amore sia limitato alla foto sul ponte di Rialto, al caffè Florian, al carnevale.ai voli di colombi. Pochi conoscono e apprezzano l’eredità inestimabile e irripetibile che i nostri avi ci hanno lasciato in bellezza, arte, storia, tradizioni, mentre  perpetuare questi valori dovrebbe rappresentare le nostre fondamenta, qualcosa di unico e prezioso. IMG_20181007_115353Gravissimi danni ha arrecato la scuola, che ha sottaciuto, ignorato volutamente e pedissequamente tutto ciò che riguarda l’esistenza della Serenissima, ma questo dovrebbe essere per i veneti uno sprone, uno stimolo a scoprire ancor più e valorizzare la propria storia e la propria cultura, patrimoni immensi e tuttora semisconosciuti.

Venezia, 7 ottobre 2018

 

 

 

Domenica 7 ottobre si ricorda la Vittoria di Lepanto, 7 ottobre 1571, celebrata solennemente dalla Repubblica Serenissima fino alla caduta nel 1797. Quest’anno la ricorrenza coincide con la celebrazione della memoria della Dedicazione della Basilica al Patrono San Marco, avvenuta l’8 ottobre del 1094. Una delle occasioni in cui viene esposta la Pala d’Oro.Durante la S. Messa in Basilica alle 10,30 la Cappella Marciana eseguirà musiche di Giovanni Croce, chioggiotto, sacerdote, compositore, Vicemaestro  e poi Maestro di Cappella della Basilica di San Marco dal 1590 fino al 1609. La Cappella eseguirà, in cori battenti e spezzati disposti sulle cantorie, diversi brani di Croce, in particolare saranno eseguite parti della Messa a 8 voci ” Sopra la Battaglia”. Un piccolo richiamo alle solenni celebrazioni della Serenissima e le musiche che hanno reso celebre nel mondo la Scuola veneziana.

Le putte di Vivaldi.

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La Venezia delle origini e la navigazione fluviale nella Terraferma “longobarda”. Comacchio.

d-11-bigSi conosce bene la potenza veneziana marittima ma poco sappiamo del ‘prima’. Dei secoli che vanno dalla fondazione all’anno Mille, il cui i Veneti marittimi scambiavano il sale e il pesce, e poco altro, con grano, la carne, il legname, la pece per catalafare le barche, con le città dell’entroterra, in terra detta allora, “longobarda”.  Frederic C. Lane ci racconta:

Ai tempi di Cassiodoro i principali porti dell’Adriatico settentrionale erano Ravenna ed Aquileia; quando queste persero posizione a causa delle il loro posto fu preso dalle città lagunari intermedie come sbocco per le merci di Bisanzio.  Comacchio era più vicina a Ravenna di Venezia e minacciava di diventare la sua erede. Nell’866 i veneziani la presero d’assalto e la misero a sacco; da quel momento ebbero il controllo delle foci dei fiumi dei fiumi che penetravano nell’Italia settentrionale. d-09-big

Se fosse stata Comacchio a sconfiggere i veneziani, avrebbe potuto diventare essa la Regina dell’Adriatico, e oggi Venezia sarebbe forse un paesetto di poco conto in una laguna stagnante, morta come la laguna di Comacchio, famosa solo per le sue anguille.

I battellieri veneziani spingevano la loro ricerca del grano fino a Pavia, capitale, prima di Milano del regno longobardo. Tra i mercanti che si radunavano in questo crocevia i veneziani si distinguevano come quelli meglio forniti dei prodotti dell’Oriente; incenso, sete e spezie; e offrivano anche il famoso panno purporeo della corte imperiale bizantina. Erano considerati gente bizzarra, che non seminava e non raccoglieva, ma che offriva sale e pesce.

Tutte le imbarcazioni fluviali veneziane era soggette a pedaggio, da parte delle autorità dell’entroterra (emanazioni dell’impero o liberi comuni) ma prima di affrontare il viaggio nella terraferma erano soggette al controllo dell’autorità i battellieri dovevano presentarsi ai posti di controllo. Si sequestravano merci “proibite” e si controllava la linea di galleggiamento per evitare i sovraccarichi. 10

Ben presto anche i liberi comuni iniziarono un traffico in senso inverso, con battelli propri si recavanoi  a Venezia e i veneziani conclusero dei contratti con loro stabilendo dazi ragionevoli e rimborsi in caso di predazioni. I “Lombardi” (oggi detti ‘campagnoli’ 😀 ) vennero a loro volta ammessi all’esercizio del commercio in Venezia ma non al commercio veneziano d’oltremare. Uno dei primi uffici doganali veneziani fu quello dei Magistrati dei Lombardi “Visdomini Longobardorum” che sovrintenevano alla protezione, al domicilio, ai dazi degli italiani di terraferma.