L’ASSALTO AL CAMPANILE, NELLA CRONACA DEL CORRIERE DELLA SERA.

10 MAGGIO 1997

I FUNERALI DI BEPIN SEGATO, L'AMBASSADOR NEL MARZO 2009

I FUNERALI DI BEPIN SEGATO, L’AMBASSADOR NEL MARZO 2009

L’ assalto si e’ concluso dopo quasi nove ore con l’ arresto dei terroristi. In serata un comunicato e nuove minacce: ” Liberateli “

” Abbiamo occupato piazza San Marco “

Sequestrano un traghetto, poi l’ attacco al Campanile. L’ assedio notturno e il blitz dei carabinieri

 L’assalto si e’ concluso dopo quasi nove ore con l’arresto dei terroristi. In serata un comunicato e nuove minacce: “Liberateli” “Abbiamo occupato piazza San Marco” Sequestrano un traghetto, poi l’attacco al Campanile. L’assedio notturno e il blitz dei carabinieri

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VENEZIA – I rappresentanti del Serenissimo governo veneto a un certo punto si sono trovati assediati da un manipolo di “terroni”: il colonnello della guardia di finanza Claudio Nasta, brindisino; il colonnello dei carabinieri Emilio Borghini, romano; un capitano dell’Arma calabrese; il prefetto Giovanni Troiani, romano; il magistrato, Remo Smitti, procuratore aggiunto di Venezia, barese. L’unico nordista, il questore, Lorenzo Cernetig, triestino.

Ed e’ a quest’ultimo che si rivolge il magistrato: “Ci parli lei, dotto’ – gli suggerisce -. Non vogliamo che pensino a provocazioni”. Erano le 3.30 della notte di ieri. Sopra il campanile di San Marco lucean le stelle, da una cella campanaria della torre da cui, secondo il viaggiatore del XVII secolo Thomas Corvat, si gode il panorama piu’ bello del mondo, garriva al debole vento una bandiera della Serenissima repubblica.121029449-7ada4dc7-5492-4abe-907f-e6a133f9ffff

Ai piedi del campanile un gruppo di sudisti “servitori dello Stato centralista e oppressore” batteva i piedi per il freddo umido, meditava sul da farsi e si domandava perplesso davanti a un camper bianco rubato appoggiato alla staccionata che circonda la base della torre e a un vecchio Fiat 690 con improbabile travestimento da blindato bellico: una carnevalata? (siamo pur sempre a Venezia). Una beffa? O un drammatico campanello d’allarme, come avvertiranno ore e ore piu’ tardi commentatori e politici? Interrogativi inquietanti ma inutili. Occorreva decidere.

Ricorda il colonnello Nasta: “E abbiamo deciso. Abbiamo scelto il Gis perche’ il Gruppo d’intervento dei carabinieri a Livorno era il piu’ vicino a noi”. Ore 0.20 – Al punto d’imbarco dell’isola del Tronchetto sta per partire l’ultimo traghetto della linea 17 diretto al Lido. La nave si chiama – e’ destino – San Marco. Il manipolo paga il biglietto (67 mila lire) e il loro camion con rimorchio fra le proteste dei pochi autisti e passeggeri presenti supera la fila e si imbarca per primo.blindato-serenissimi_thumb400x275

Uno del gruppo va dal capitano Giovanni Girotto, 55 anni, da 25 a servizio dell’Azienda comunale trasporti veneziani, gli punta un Mab in perfette condizioni: “Portaci in piazza San Marco”. I complici sequestrano i telefonini ai passeggeri. Il comandante cerca di dissuaderli. “Non c’e’ pescaggio, il fondale e’ basso”. “Devi partire, scassa pure tutte le gondole”. Ore 0.40 – Il San Marco attracca a Todaro dove pure non c’e’ pontile.

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Luigi Faccia, l’ideatore del blitz

Il commando usa delle tavole per consentire al portellone di agganciare alla terra ferma. Vengono scaricati il blindato e il camper. Un gruppo di otto turisti francesi, mezzo ubriachi, vede uomini e mezzi occupare piazza San Marco. Corrono all’albergo dove alloggiano e dicono al portiere Roberto Paniccia: “Neppure Napoleone aveva osato occupare la piazza con i carri e voi ci portate i carri armati”. Il portiere chiede perplesso: “Ma quanti bianchi avete bevuto?”.

Ore 0.50 – Scatta l’allarme generale. Due dei terroristi da operetta si asserragliano sul blindato, gli altri piazzano il camper davanti a una porta secondaria del campanile circondato da una palizzata per lavori. Rompono il catenaccio ed entrano nella storica torre. Arrivano 40 carabinieri, 40 poliziotti e 39 finanzieri. “Quasi una par condicio non voluta”, commenta il colonnello Nasta. Ore 2 – Si riunisce l’unita’ di crisi, vengono chiamati il ministro Napolitano in America e il sottosegretario Senisi a Roma. Ore 3.30 – Arriva il magistrato Smitti da San Dona’ di Piave dove abita.

il tankoè stato comperato all'asta giudiziaria e ora è ritornato patrimonio dei Veneti

il tanko è stato comperato all’asta giudiziaria e ora è ritornato patrimonio dei Veneti

Si opta per l’intervento di forza, mentre il questore comincia a trattare. Si decide di chiamare i Gis, invece dei Nocs della polizia o dell’Atpi (Antiterrorismo e pronto impiego della Guardia di finanza) perche’ i reparti speciali dei carabinieri dalla Toscana possono arrivare piu’ velocemente. Ore 5.30 – Venticinque carabinieri del Gis (cinque gruppi da 5) sbarcano all’aeroporto di Tessera con un G222. Il campanile di San Marco e’ sorvolato senza sosta da un elicottero dei carabinieri di Treviso con dentro tiratori scelti. Molti veneziani si svegliano e pensano a un bis dell’incendio della Fenice. Ore 6.30 – Gli incursori rivoluzionari lanciano un messaggio via Rai e lo ripetono un’ora dopo: “Attenzione.

Il Veneto serenissimo governo ha occupato il campanile di San Marco. Viva San Marco, viva la Serenissima”. Ore 8 – Le forze dell’ordine si muovono. Cinque Gis si arrampicano fino a 99 metri di altezza lungo i tralicci che costeggiano la torre. Il questore avverte gli occupanti: “Arrendetevi, guardate che vi farete male, stanno per intervenire i reparti speciali”. I sei uomini asserragliati ripetono: aspettiamo un ambasciatore speciale, non possiamo arrenderci.veneto3_640

Ore 8.10 – Il sindaco Cacciari chiede di fare un ultimo tentativo. Si riunisce ancora il Comitato di crisi e decide di passare all’azione. Dalla porta principale si lanciano cinque uomini del Gis, dalla cuspide si calano come uomini ragno sospesi nel vuoto da dieci minuti altri cinque loro colleghi. Parte un lacrimogeno. Antonio Barison e’ l’unico degli assediati a opporsi o a cadere durante l’assalto. Di certo si fa molto male: e’ ferito gravemente e ricoverato in ospedale.

Gli altri 5 uomini delle forze speciali danno due botte al “blindato”, lo sfondano e gridano ai due occupanti: “Non fate gli scemi, venite fuori”. Ore 8.45 – E’ tutto finito. Il capitano Girotto da due ore, dopo essersi fatto una camomilla, si e’ messo a letto. Per giustificare il ritardo alla moglie ha detto rientrando in casa poco dopo le 6: “Sapessi che cosa mi e’ successo stanotte”.

L’epilogo. In serata un nono “indipendentista” viene portato nella caserma dei carabinieri di Padova: Giuseppe Segato, “ambasciatore del Veneto Serenissimo Governo”. Ma non e’ finita. Un comunicato di minaccia, firmato dall'”Armata veneta di liberazione”, arriva all’Ansa di Roma. Gli investigatori, pur essendo molto cauti, non ne escludono l’attendibilita’: “Se entro le prossime 48 ore gli otto veneti non verranno rimessi in liberta’, risponderemo alla violenza degli occupanti italiani”. Il testo accenna pure a “sevizie” agli arrestati “da parte di carabinieri ed agenti segreti, tutti di origine del Sud Italia, che odiano la gente del Nord”.

Muscau Costantino

I Serenissimi 15 anni dopo, di Paolo Rumiz. Un articolo che ho conservato.

27 aprile 2012 — da “La Repubblica”

1396426208045.jpg--MONTAGNANA Una strada di pioppi nel buio, oltre le magnifiche mura guelfe di Montagnana. Lontano, le luci dei Colli Euganei e, più oltre, il grande nulla della Bassa padovana e del Polesine verso la foce dei fiumi del Nord, là dove Brenta, Adige e Po creano un immenso spazio franco che non è acqua né terra né Veneto né Emilia.

EFORSE nemmeno Italia. In fondo a quella strada, una villetta con giardino con accanto un garage. Dentro, un’ombra dal forte odore di ferro e vernice, simile a quella di un trattore, ma più compatta. E’ il “blindato serenissimo” che quindici anni fa, il 9 maggio, sbarcò davanti alle Procuratie per assaltare il campanile di San Marco e innalzarvi la bandiera col leone di Venezia. Continua a leggere

QUELLA MITICA GUERRA DEI ‘CAMPAGNOLI’ VENETI

Di Millo Bozzolan, patriota veneto marciano
VENEZIA  02/04/14 - Venezia, 9/05/1997. I "Serenissimi" assaltano il campanile di San Marco.  ©Andrea Pattaro/Vision  - Venezia, 9/05/1997. I "Serenissimi" assaltano il campanile di San Marco.   ©Andrea Pattaro/Vision   - fotografo: ©ANDREA PATTARO/VISION

VENEZIA 02/04/14 – Venezia, 9/05/1997. I “Serenissimi” assaltano il campanile di San Marco. ©Andrea Pattaro/Vision – 

L’ARTICOLO è stato scritto da Patrizio Revelli, un mese dopo l’evento che sconquassò i media di tutto il mondo: e gli italiani, Lega compresa, a parlare di “armata pane e soppressa” per sminuire il gesto simbolico di valenza storica, unico in Italia. Lo fanno anche qua, in un certo modo… ma è anche una specie di “onore alle armi” da parte di un giornalista che conosceva bene le genti venete. E per questo riconoscimento quasi “militare” da parte di un esponente del giornalismo radical chic, lo ripubblichiamo.

VENEZIA – “Negli animi di questi contadini è entrato un desiderio di morire, e vendicarsi, che sono diventati più ostinati e arrabbiati contro a’ nemici de’ viniziani, che non erano i giudei contro a’ romani; e tutto di occorre che uno di loro preso si lascia ammazzare per non negare il nome viniziano”. E’ il 26 novembre 1509, e Niccolò Machiavelli dal quartier generale dell’ Imperatore a Verona racconta ai suoi signori fiorentini le imprese di quei contadini “marcheschi” contro gli invasori “cesarei”. E uno di quei contadini, catturato, “disse che era marchesco, e marchesco voleva morire, e non voleva vivere altrimenti; in modo che il vescovo lo fece appiccare…”. Continua a leggere

I PROBLEMI ANTICHI DELL’ITALIA. PARTITOCRAZIA E STATO CENTRALISTA.

Di Millo Bozzolan

– Questo articolo lo scrissi nel maggio 2013, ma mi sembra, purtroppo, attualissimo:

969083_10201283408477912_149320260_nDa un paio di giorni i dipendenti dei partiti (la squadra più numerosa è nel Pd) non dormono sonni tranquilli: si minaccia la cassa integrazione, dato che la torta del finanziamento si ridurrà. Ma il problema non sono loro, loro sono la punta dell’iceberg, una vera riforma dovrebbe far sloggiare le centinaia di migliaia di “culi d’oro” dalle municipalizzate, dai consigli di amministrazione delle partecipate con capitale pubblico, dalle banche, dalla sanità. Far posto a persone competenti, che facciano bene il loro compito, e non gli interessi della loro banda e “in primis” i propri (tengo famiglia), quella sarebbe la vera rivoluzione. Continua a leggere

IL VAJONT, UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA, AMMANTATA DEL TRICOLORE

Di Millo Bozzolan
dopo la frana, l'invaso della diga.

dopo la frana, l’invaso della diga.

Quattro minuti. In quattro minuti si conclude, tragicamente, una storia iniziata 34 anni prima, nella valle di Erto e Casso, tra Veneto e Friuli. Nel 1929, Carlo Semenza, ambizioso ingegnere della Sade (Società Adriatica di Elettricità del Conte Volpi di Misurata), sceglie questo luogo per costruire la diga più alta del mondo.

Lo affianca il geologo Giorgio dal Piaz, professore universitario di 57 anni e stimato decano dei geologi italiani. Scattano fotografie, fanno rilievi, raccolgono informazioni. La valle scelta dai due studiosi è formata da due montagne: il monte Salta, dove si trovano i paesi di Erto e Casso, e il monte Toc, sul versante opposto.

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SO PAR SAN MARCO MA… la rinuncia all’eredità marciana.

So par San Marco, ma…
1157522_10201838948846074_462147503_nMolti, anzi, moltissimi sono i “distinguo” oggi, nel proclamarsi “patrioti” marciani(e già l’uso del termine patriota è spia di poca conoscenza della storia, dato che in quel modo si autodefinivano i giacobini filo francesi, in contrapposizione ai “marcolini” o “marcheschi”che difendevano il gonfalone), poiché si è veneti ma si teme come la peste di passare per retrogradi che vogliono la carrozza al posto dell’auto.

Degli “hamisch” fuori della realtà, insomma, tanto in due secoli han ben lavorato i nostri occupanti, da distruggere ogni residuo spirito veneto. Eppure il Veneto della Serenissima lo abbiamo lasciato da poco, è lo stesso Veneto che ha costruito con tanta fatica ed impegno il miracolo del Nord est, studiato, fin che ha retto, in tutto il mondo. Anche se 40 anni orsono si parlava poco o niente di indipendenza, l’identità era forte e condivisa nei valori. Continua a leggere

“Grande civiltà, piccolo Stato” L’Italia secondo Dostoevskij

SUL "IL GIORNALE", Marcello Veneziani scriveva:

Dostoevskij_1872Ah, l’Italia, «un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore universale, cedendola al più logoro principio borghese – la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese – un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale d’una volta) e per di più pieno di debiti non pagati…»

Non è Bossi che parla né suo nonno. E non è nemmeno Pino Aprile, l’autore anti-sabaudo di Terroni. Ma è un osservatore esterno, molto esterno, e speciale, molto speciale. Che non polemizza con Napolitano, stroncando il suo libro Una e indivisibile (stroncare il libro di un Presidente della repubblica è diritto di critica o vilipendio del capo dello Stato?). Ma addirittura con Cavour, di cui pure riconosce la genialità ma applicata ad una causa indegna e piccina. L’irriverente italoclasta è addirittura Fëdor Dostoevskij. Continua a leggere