PER CAPIRCI MEGLIO: I PADRINI DEL “RISORGIMENTO” tra massoni e mondo protestante.

di Fabio Calzavara

eugc3a8ne_delacroix_-_la_libertc3a9_guidant_le_peuple-500x395La rivoluzione francese del 1789 fu un avvenimento violento e sanguinario senza precedenti, venne  causata, oltre che dalle dissipazioni del Re Luigi XVI, della sua Corte e della burocrazia statale, dall’enorme debito per le ingenti spese di guerra contratto con i grandi banchieri (i Rothschild tra questi) i quali, infatti, la istigarono assieme alle elites “Illuministe” di nobili e borghesi, bramosi di nuovi poteri e rendite.

Lo storico accademico di Francia, Pierre Chaunu, la defini’ une vera “peste nera” europea. Vedi sua intervista su:

http://www.mariadinazareth.it/Martiri/martiri%20in%20vandea2.htm

Il periodo del Terrore francese fu la fucina della nuova classe dirigente giacobina ed i valori neo-liberali furono imposti ovunque sulla punta delle baionette con drastici cambiamenti degli assetti, politici, religiosi, economici e territoriali in tutta Europa.

Alfiere di tale cambiamento, il generale massone Napoleone Bonaparte invase e distrusse proditoriamente con false motivazioni antichi Stati (come la millenaria Repubblica Veneta) e ne creo’ di nuovi (come il Regno d’Italia) sul modello centralista francese e di stampo nepotista, sconvolgendo vita, tradizioni e commerci del tempo, facendo pagare lacrime e sangue ai Popoli sottomessi le pretese “liberte’, egalite’, fratenite’”.

La Francia giacobina e la Gran Bretagna protestante furono determinanti nel processo di unificazione del nuovo Stato italiano per un loro preciso obbiettivo politico-economico, promosso e gestito dalla Massoneria, volto alla conquista militare di nuovi “mercati” e territori di influenza (vedasi questione della diffamazione del massone William Ewart Gladstone, primo ministro britannico nei confronti del Regno di Napoli e Sicilia:http://it.wikipedia.org/wiki/William_Ewart_Gladstone#Gladstone_e_l.27Italia )

Su questo punto, storici e scrittori di fama osservano che soprattutto l’Inghilterra era la potenza europea maggiormente interessata ai giochi di potere nel Mediterraneo e quindi favorevole alla la creazione di un nuovo Stato che, oltre ad ampliare i suoi commerci, contenesse agli espansionismi francese ed austriaco.

 

 

SI PARLA DI… DONNE. LE VIVANDIERE DELLA REPUBBLICA VENETA DEL 1848

227048_1998088962550_1309137_nMi scrisse cose interessanti Diana Nardacchione, storica esperta delle vivandiere dalle origini, e concorda con me sulla probabilissima non esistenza di tale figura nella Repubblica di San Marco, però aggiunge che nel 1848 diverse donne chiesero di svolgere tale ruolo nella difesa di Venezia. lascio a lei la parola:

Caro Millo

sono assolutamente daccordo con te. Credo che la Repubblica di venezia non sia andata oltre quello che io ho classificato come “secondo periodo”. Oltre a tutto la Repubblica di Venezia era uno stato estremamente conservatore. Eì’ possibile, comunque, che l’amministrazione stipulasse dei contratti di lavanderia con alcune mogli di soldati ma senza che questo rappresentarre un rapporto di arruolamento. Escludo che avessero un’uniforme perchè raramente le vivandiere italiane l’avevano. Ci sono diverse immagini di Girolamo Induno sulle vivandiere della Repubblica Romana del 1848. E sono tutte in borghese. Puoi mostrare ai tuoi amici quelle immagini per convincerli. Ti allego delle immagini francesi dell’epoca che mostrano divise piemontesi: due vivandiere hanno l’uiniforme, la terza no (ma ha i pantaloni sotto la gonna!). Durante l’insurrezione del 1848, invece, ti anticipo dal mio testo su “Le Vivandiere”228762_1998089922574_3030681_n

….In molti paesi d’Europa, quando verso la metà del XIX secolo furono concesse le prime costituzione, i liberali pretesero la costituzione di corpi della Guardia Civica a difesa delle nuove istituzioni. Poiché spesso i nuovi statuti riconoscevano diritti molto più ampi alle donne, queste, un po’ dovunque, chiedevano di essere coinvolte nella difesa delle libertà e dei diritti conquistati.230470_1998087002501_5633115_n

Le prime a mobilitarsi furono le donne di Venezia. Il 17 marzo 1848 la città insorse contro gli austriaci e ed un comitato femminile, composto da Elisabetta Michiel, Antonietta dal Cerè, Teresa Mosconi e Maria Graziani formulò una formale istanza di costituire un  battaglione femminile, affiggendo già anche i manifesti con il bando d’arruolamento. La richiesta venne accolta ridimensionandola nella costituzione di una Pia Associazione per supporto ai militari, di fatto un corpo di infermiere militari.

Contemporaneamente insorse Milano e fermenti di manifestarono anche a Napoli. Anche in queste due città vennero inoltrate delle istanze per la costituzione di corpi militari femminili, che, però, vennero cortesemente ma decisamente respinte…

 

Magari tu hai qualche informazioni in più sulle patriote veneziane del 1848.

Diana Nardacchione

DUE FILASTROCCHE ANTI PIEMONTESI NATE PRIMA DELL’ANNESSIONE DEL VENETO.

56125_450Che il popolo veneto fosse sostanzialmente ostile ai nuovi padroni “taliani” è un fatto negato dalla storiografia unitaria. Ma noi che amiamo scrivere stupidate, come ha più volte sottolineato la pagina facebook “le cazzate degli indipendentisti”, mettiamo intanto due filastrocche dei nostri avi, come prova di quale aria tirasse veramente nel 1848. La borghesia era magari filo unitaria, ma il 90 per cento dei Veneti era ostile, se non indifferente. Ostilità che aumentò ad annessione avvenuta, con l’introduzione di tasse esose (persino sugli affreschi delle ville venete, poi anche sul macinato per fare il pane) e la povertà sempre più diffusa. Unica scelta, per moltissimi, fu l’emigrazione, al grido disperato “P…ca Italia, ‘ndemo via !)

Sono tratte da un bel periodico, “Quaderni veneti”, diretto dall’amico Roberto Stoppato Badoer, in redazione spiccava tra gli altri Moreno Menini, che credo abbia presentato questo articolo.

I piemontesi son partiti / con la piva nel suo saco / Carlo Alberto l’è un gran macaco / ch’el voglimo fusilar.

e ancora : I Piemontesi co i so bafi / l’è na manega de briganti / i coparemo tuti quanti / i metaremo soto i pié.

Scrive la Redazione: Questo canto antipiemontese fu raccolto da Scipione Righi nel 1857 a Marano di Valpolicella e risale alla guerra del 1848. Sta in diretta della sostanziale estraneità della classe contadina ai moti liberali e risorgimentali.

Aggiungiamo  un articolo di ETTORE BEGGIATO*20e70b3d-6afd-47cc-87e1-58ba38a5fa1412Medium

Il Veneto fu annesso all’Italia il 21-22 ottobre 1866 dopo un plebiscito-truffa scandaloso.

La prima conseguenza dell’arrivo dei “liberatori” italiani nel Veneto fu …la partenza dei veneti dal Veneto. I Savoja nella nostra Terra si propongono come i continuatori dell’infame rapinatore chiamato Napoleone….Una pesantissima coscrizione militare obbligatoria (attraverso la quale si sottraggono alla nostra agricoltura migliaia e migliaia di possenti braccia), la riproposizione dell’odiosa tassa sul macinato, una vera e propria tassa sulla fame, proprio come quella imposta da Napoleone ai primi dell’ottocento, e poi tasse sul sale, sul caffè, sullo zucchero, sul petrolio, tasse giudiziarie e via discorrendo.

C’è chi protesta, con una buona dose di ironia: “Co le teste dei taliani zogaremo le borele (bocce) e Vitorio Manuele metaremo par balin”, e chi, costretto dalla fame e dalla disperazione che flagella il nostro popolo come mai nella nostra storia, emigra. Interi paesi partono alla ricerca della “Merica”, soprattutto nell’America Latina e in particolare nel Brasile meridionale, ricreando un altro Veneto al di là dell’Oceano (Nova Bassano, Nova Vicenza, Nova Padua ecc.), un Veneto che dopo diverse generazioni conserva tenacemente la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria lingua.

– See more at: http://www.lindipendenzanuova.com/beggiato-savoia/#sthash.4NbPElQO.dpuf

LA MORTE DI ANITA GARIBALDI. IL “CORONER” DELL’EPOCA, PARLO’ DI STRANGOLAMENTO.

12321458_1136046356428191_8581618895921691860_nAnita (nata: Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva. Morrinhos, 30 agosto 1821 – Mandriole di Ravenna, 4 agosto 1849) incinta e febbricitante, poiché rallentava la fuga del buon Giuseppe, dopo l’effimero colpo di Stato della Repubblica romana, secondo il primo referto medico legale fu fatta STRANGOLARE dall’amato Garibaldi. Aveva 27 anni.

Anita Garibaldi: com’è morta?

Tutti noi siamo stati indottrinati sulla storia dell’amore fra Anita e Giuseppe Garibaldi.Peccato non venga divulgata anche tutta la controversa verità sulla morte di Anita, morta nelle valli di Comacchio nel 1849.Riportiamo per intero il testo del rapporto stilato dal Delegato Pontificio di Polizia in Ravenna, conte Lovatelli, e consegnato a monsignor Bedini, Commissario Pontificio Straordinario di Bologna, il 12 agosto 1849:

«Eccellenza Reverendissima, mi reco a premuroso dovere rassegnare rapporto a Vostra Eccellenza Reverendissima sul reperimento d’ignoto cadavere. Venerdì scorso 10 corrente da alcuni ragazzetti in certe lande di proprietà Guiccioli alle Mandriole in distanza di circa un miglio dal Porto di Primaro, e di circa 11 miglia da Comacchio, fu trovato sporgere da una motta di sabbia una mano umana.

Presso la ricevuta notizia accedette ieri la Curia in luogo, dove giunta fu osservata la detta mano e parte del corrispondente avambraccio, che erano stati divorati da animali, e dalla putrefazione.

Fatta levare la sabbia, che vi era, per l’altezza di circa mezzo metro, fu scoperto il cadavere di una femmina, dell’altezza di un metro e due terzi circa (1,65 cm) dell’apparente età di 30 in 35 anni alquanto complessa, i capelli già staccati dalla cute e sparsi fra la sabbia, erano di colore scuro piuttosto lunghi, così detti alla Puritana.

Fu osservato avere gli occhi sporgenti, e metà della lingua pure sporgente fra i denti, nonché la trachea rotta ed un segno circolare intorno al collo, segni non equivoci di sofferto strangolamento.

Ne alcuna altra lesione fu osservata nella periferia del di lei corpo; fu veduto mancarle due denti molari della mandibola superiore alla parte sinistra ed altro dente pur molare alla parte destra della mandibola inferiore.

Sezionato il cadavere, fu trovato gravido di circa sei mesi.

Era vestita di camicia di cambrik [tela di cotone, ndr.] bianco, di sottana simile, di sournous [un corto mantellino, ndr.] egualmente di cambrik, fondo paonazzo, fiorato di bianco.

Scalza nelle gambe e nei piedi, senza alcun ornamento alle dita, al collo, alle orecchie, tuttoché forate.

Li piedi mostravano di essere di persona piuttosto civile, e non di campagna, perché non callosi nelle piante.

La massa delle persone accorse da Mandriole, da Primaro, da Sant ‘Alberto e altri finitimi luoghi non seppero riconoscere il cadavere. Non si è potuto stabilire il colore della carnagione per essere il cadavere in putrefazione, nel qual caso non rappresenta il color naturale.

Ne si credette trasportarlo in più pubblico luogo per lo ricognizione, atteso il gran fetore per cui fu subito sotterrato anche per riguardo della pubblica salute.

Tutto ciò conduce a credere che fosse il cadavere della moglie o donna che seguiva il Garibaldi, sì per le prevenzioni che si avevano del di lui sbarco da quelle parti, sia per lo stato di gravidanza.

Fin qui è oscuro come sia giunta quella donna in quei siti, e come sia rimasta vittima.

Si stanno però praticando le opportune indagini, delle quali sarà mia premura sottomettere all’Eccellenza Vostra Reverendissima alla opportunità l’analogo risultato»

Il cadavere risultò essere proprio quello di Anita.

(Il referto è reperibile, tra l’altro, nella biografia Anita Garibaldi. Vita e morte di Ana Maria de Jesus, Boris – Milani, pagg. 156- 157).

Tempo dopo, visto il “ruolo” che le autorità inglesi e sabaude decisero di assegnare a quello che fu oggettivamente usato come un “fantoccio-insanguinato”, fu compilato un altro referto che contraddiceva il primo. Di certo si sa solo che è morta…

TRATTO DALLA PAGINA

https://www.facebook.com/FACCIAMO-CONOSCERE-LA-VERA-STORIA-DEL-SUD-105403376159166/?fref=photo

L’unità d’Italia e i barbari calati a Parma.

di Angela Pellicciari

535743_3548003669449_160566010_nA Parma, il dittatore dell’Emilia Carlo Farini depreda Palazzo d’Este e fa linciare un ufficiale.

Sulla scia della guerra contro l’Austria i Savoia annettono, uno dopo l’altro – grazie a congiure preparate da tempo -, tutti gli staterelli dell’Italia centrale. La versione sabauda sostiene che questi territori, liberati dai loro tirannici signori, godono finalmente di meritata pace e prosperità.

Una corrispondenza da Parma comparsa sulla Civiltà Cattolica nell’ottobre del 1859 permette di capire quanto poco idilliaca fosse in realtà la situazione creatasi dopo l’invasione piemontese. La rivista dei gesuiti parla di un evento barbaro accaduto a Parma il 5 ottobre, riportato sulla Gazzetta di Parma: “Ieri sera il popolo si lasciò fatalmente dominare da un trasporto infrenabile di odio, di sospetto e di vendetta che lo trascinò suo malgrado a commettere un fatto che la penna rifugge dal narrare”. Continua a leggere

“Si tratta di affratellare i popoli d’Italia e non di sopprimerli”. Carlo Cattaneo aveva previsto il disastro.

“Garibaldi, Mazzini, non capite nulla!”

Cattaneo, ovvero l'intelligenza che mancò a un Garibaldi

Cattaneo, ovvero l’intelligenza che mancò a un Garibaldi, personaggi ottuso come pochi.

Cattaneo vede i problemi del nascente stato, e vuole prevenirli. Per questo il 15 settembre 1860 si reca a Napoli a parlare con Garibaldi, per portare al cospetto del generale che sta colonizzando il sud, la sua idea di unione federale “Si tratta di affratellare i popoli d’Italia e non di sopprimerli”. E due anni dopo, di fronte all’evidenza dei fatti, a un Piemonte incapace di gestire il Meridione, a una ribellione bollata come brigantaggio e repressa nel sangue, spiega ad Agostino Barbani che “i popoli non vi sosterranno, appunto perché siete ancora un’egemonia. Il fatto è che voi tutti quanti non capite che la federazione è la sola unità possibile in Italia. La federazione è la pluralità dei centri viventi, stretti insieme dall’interesse comune, dalla fede data, dalla coscienza nazionale. Finirà col sospirare il passato. Il vostro plebiscito ha fatto dell’Italia un orfanotrofio. Ma, torno a dire, di questo, né tu, né Mazzini, né Garibaldi, non capite nulla”.

Elena Bianchini Braglia, Le origini della Casta, il risorgimento del malaffare.
Carlo Cattaneo (Milano, 15 giugno 1801 – Castagnola-Cassarate, 6 febbraio 1869) è stato un patriota, filosofo, politico federalista e scrittore italiano

ll calendario Cisl: «La vera bandiera veneta è il tricolore con il leone». Lo storico Gullino mette le cose a posto.

Alessio Corazza
07 gennaio 2011

Il calendario del sindacato distribuito a tutti i delegati cita il vessillo della Repubblica di Manin del 1848. Ma lo storico Gullino precisa: tricolore promosso dai piemontesi.

tricolore_leone--190x130PADOVA—E se l’autentica bandiera del Veneto fosse una variante del tricolore italiano? In un calendario che la Cisl regionale si appresta a distribuire ai suoi 5mila delegati, campeggia in copertina un vessillo, quello della Repubblica di San Marco, che di questi tempi pare quasi una provocazione: del tutto identico a quello nazionale, ha le tre bande – verde, bianca e rossa – se non per un piccolo leone di San Marco confinato in un riquadro. Come didascalia, viene riportata la dichiarazione del consiglio dei ministri della Repubblica Veneta, del 27 marzo 1848: «Coi tre colori comuni a tutte le bandiere d’Italia si professa la comunione italiana. Il Leone è simbolo speciale di una delle italiane famiglie». Parole esplosive, quelle vergate da quei veneti eroici, capeggiati da Daniele Manin, che presero le armi contro il giogo austriaco guidando insurrezione di Venezia, che pur avrebbe avuto vita breve. Continua a leggere