“PRIMA NELLA BATTAGLIA” IL MOTTO DELLA NAVE DEL MOROSINI.

in certamine prima, motto della nave del Morosini

in certamine prima, motto della nave del Morosini

“IN CERTAMINE PRIMA”.. prima nella battaglia, era il motto della nave del gradissimo Condottiero veneto  (cerchiamo di scriverlo al posto dell’indefinito cittadino italiano che a quell’epoca era solo una attribuzione geografica culturale, e come del resto Lui, Marc’Antonio Bragadin e tanti altri avrebbero gradito). Un delizioso dipinto conservato nel Museo Correr, illustra in maniera un po’ naif ma efficace il primo scontro navale, che lo vide protagonista, nella sanguinosa guerra di Candia.

Il motto fu poi ripreso dagli amici del Reggimento storico “Veneto Real” al momento della rifondazione, avvenuto nel 2002 nella chiesa di San Giacometo a Venezia. Infatti quel reggimento fu voluto dal Morosini stesso, pare, durante quella guerra. A quel Reggimento di Fanteria fu assegnato il numero uno, ed aveva la precedenza durante le parate. Il termine ‘Real’ si pensa che indicasse un reggimento di prestigio, di rappresentanza. Questo ci disse il compianto storico siculo veneto Francesco Favaloro.

Ecco cosa compare sotto il quadro, come descrizione dell’evento: FRANC. MOROSINI SOPRACOMITO NEL PRIMO COMBATTIMENTO MARITTIMO DELLA GUERRA DI CANDIA VA’ PRIMO SOPRA TUTTI AD ASSALTARE LA PIU’ GRANDE DELLE NAVI TURCHE, NELLE ACQUE DI MILO, PER CORRISPONDERE ALL’IMPEGNO PRESO NEL MOTTO DA LUI FATTO SCRIVERE SOTTO L’INSEGNA DELLA SUA GALERA, QUALE DICEVA: IN CERTAMINE PRIMA (prima nella battaglia) UNA GRANDE BORASCA SEPARA LA BATTAGLIA, CHE CONTINUO’, MOLTO, E SANGUINOSA. OTT. 1645

Bartolomeo Colleoni grande condottiero veneto che fece navigare le galee par montes”. Esequie che rimasero nella storia.

Bartolomeo Colleoni grande condottiero veneto del XV secolo. (nato a Solza, tra il 1395 ed il 1400 – Malpaga, 3 novembre 1475)

il ritratto del Condottiero

il ritratto del Condottiero

Colleoni compì, tra le altre cose mirabili dal punto di vista militare, un’impresa leggendaria, al servizio di Venezia durante la guerra del 1439, per la disputa del Lago di Garda. Anche se non ebbe buon esito, alla fine, sbalordisce ancor oggi per le difficoltà tecniche superate: egli con l’aiuto e l’ingegno di Sorbolo da Candia (Creta) trasferì un’intera flotta, dal mare al lago (in lacu Gardae).

statua equestre che sormonta il sarcofago del condottiero nella cappella opera dello scultore Amadeo.

statua equestre che sormonta il sarcofago del condottiero nella cappella opera dello scultore Amadeo.

Una trentina di navi, tra cui due galeoni e sei galee, risalì l’Adige partendo da Venezia, arrivando a Mori. Da lì con l’aiuto di carrucole e funi, ed impiegando 2000 buoi, le trascinarono per i monti lungo la valle del Cameras e fino a passo San Giovanni, poi le calarono con mille difficoltà fino a Torbole, dove il naviglio parzialmente smontato, fu rimesso in ordine e calato in acqua.

monumento funebre alla figlia quattordicenne Medea, sepolta assieme al suo canarino imbalsamato. il Colleoni è raffigurato in ginocchio.

monumento funebre alla figlia quattordicenne Medea, sepolta assieme al suo canarino imbalsamato. il Colleoni è raffigurato in ginocchio.

Colleoni le arma, alcune le lega assieme innalzando in mezzo un castelletto e ideando così una specie di corazzata. Consiglio a tutti l’acquisto del cd dei Calicanto, che tratta della “mirabile impresa” in un brano famoso titolato “Galeas par montes”. Di una suggestione incredibile, che fa venire i brividi a chi l’ascolta.
Non riassumo qui le sue imprese di condottiero, ma a sottolineare le qualità umane di questo grande veneto, riporto le sue azioni nel declinare della sua vita:

il monumento funebre dl Colleoni a Venezia

il monumento funebre dl Colleoni a Venezia


negli ultimi 22 anni al servizio come comandante supremo delle armate di terra della Serenissima, costruì due monasteri a Martinengo, e alla morte della figlia Medea, incaricò Giovanni Amodeo di costruire la cappella di famiglia (ora considerata uno dei più importanti monumenti architettonici dell’epoca rinascimentale) nella basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo. Quando morì la moglie fece testamento distribuendo i suoi beni in parti uguali alle figlie rimaste, ma destinando somme a monasteri, chiese, e pagando i debiti dei suoi “massari”. Lasciò a Venezia, l’amata Patria, la somma enorme di 300.000 ducati con la richiesta che gli venisse eretta una statua in sua memoria. A Malpaga, ove risiedeva, per rendere i suoi terreni ancor più produttivi, si impegnò in bonifiche audacissime, creando canali e spianando persino colline.
Alla sua morte, il 2 novembre 1475, suonarono le campane, e man mano tutti i paesi limitrofi imitarono la chiesa di Malpaga, fino ad arrivare a Venezia in una staffetta di cordoglio unanime per la perdita di così grande anima. Anche i Cannoni, prima di Bergamo, poi di Brescia, Verona Vicenza, Padova Venezia, seguendo l’onda dei rintocchi, spararono a salve.
Il Colleoni usò per la prima volta nella battaglia di Molinella a Ricciardina le armi da fuoco, e impiegò le spingarde montate su piccoli carri, avendo l’intuizione geniale del carro armato.

Gli Ufficiali di marina Nobili, i Comiti e i Capitani di Nave. La Marina Veneta.

galea_venezianaGli ufficiali di marina servivano per alcuni anni a bordo delle galere di stato e navi private. Sulle galere erano previsti  due Nobili ufficiali di coperta e il doppio sulle galeazze. Di rango inferiore ai -nobili veneziani erano i -nobili cittadini, che in genere sevivano sulle galee equipaggiate  spese della città di Terraferma (ad esempio le galere Trevisana e Padovana) o fornite dalle isole alleate per obbligo di trattato (la galera Zantiota).

Gli incarichi tecnici e nautici erano però attribuiti a professionisti scelti dal Collegio di Milizia da Mar. Sulle galere e galeazze l’ufficiale più importante era il Comito, nominato dopo almeno otto anni di servizio quali Sottocomito o Pilota.

Maggiore considerazione godevano anche i Capitani di Nave, cui tra l’altro spettava l’onore di trasportare la bara del Doge.  E non dirado, in mancanza di un governatore patrizio, era il Capitano ad assumere formalmente anche il comando dell’unità.

Diversamente dalle galere, la scelta degli altri ufficiali di bordo sulle navi era affidata al Capitano. Tutte le unità disponevano di un cappellano, di un barbiere- chirurgo con relativi garzoni (scrivanello e barbierotto).

BREVE STORIA DELLA GONDOLA, E DA DOVE DERIVA IL NOME COSI’ PARTICOLARE ..E NON ITALIANO

Gianna Marcato, docente all’Università di Padova.

gondolaDeriva dal greco, probabilmente passando attraverso lo slavo, anche il nome di quella che è diventata il simbolo di Venezia, la gondola. Troviamo nominata questa imbarcazione per la prima volta in un documento del 1094.  Nel 1200 la troviamo ancora citata, col significato di imbarcazione di bordo, e nel 1363 apprendiamo che dei veneziani fuggirono da Creta con una gondola, segno che era una barca in grado di compiere lunghi percorsi.

Nel 1500 pare ci fossero a Venezia 10.000 gondole, divenute ormai un elemento del paesaggio lagunare. Oggi questa strana imbarcazione lunga undici metri  e larga un metro e 40, asimmetrica, un fianco 24 centimetri più stretto dell’altro, sono rimasti circa 500 esemplari.

Noi siamo abituati a vederle nere, ma le gondole una volta erano dipinte a colori vivaci, finché nel 1700 i Magistrati preposti al buon costume, per evitare il lusso eccessivo, lo impedirono ( è interessante notare come nello stesso periodo un proclama del Magistrato alle pompe impose alle donne di Venezia di usare unicamente abiti neri dichiarando ” che tanto il mantò (manto) quanto la sottana debbono essere unicamente neri senza mischiarvi altro colore di quel che sia sorte, sotto tutte le pene espresse sopra.. “