Un veneto illustre ma sconosciuto, a cui Vienna e Trieste titolarono due strade. Le ferrovie “impossibili” di Carlo Ghega.

l'ingegnere in una litografia del 1851

l’ingegnere in una litografia del 1851

Del grande furto della nostra storia fa parte anche Carlo Ghega, un ingegnere di straordinaria abilità, che progetto e condusse a compimento una ferrovia che collegava il Veneto di allora (la Venezia unita) all’Austria e al nord Europa, con importanti riflessi sul suo sviluppo e progresso.

Personaggi: Carlo Ghega, il pioniere delle ferrovie di montagna

La ferrovia del Semmering, che attraversa uno dei più impervi valichi alpini al mondo, è un’opera imponente. Inaugurata nel 1854, oggi fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco e venne realizzata grazie al genio e alle idee innovatrici dell’ingegnere veneziano Carlo Ghega 

Austria, 1954: un anno particolarmente importante per l’impero austro-ungarico perché veniva inaugurata la ferrovia del Semmering, il primo collegamento tra l’Europa centrale e l’Adriatico, che avrebbe portato notevoli effetti pratici in campo commerciale, nel movimento delle persone e nel settore strategico-militare.

ferrovie venete nell'800

ferrovie venete nell’800

La strada ferrata, che attraversa uno dei più impervi valichi di montagna al mondo (lungo 41 km, con pendenze fino al 25 per mille e a 895 metri di altezza), venne progettata dall’ingegnere veneziano Carlo Ghega, una figura che si rivelò di importanza fondamentale nell’architettura ferroviaria di quegli anni.

Personaggio poco conosciuto, se non dagli addetti ai lavori, Ghega elaborò alcuni dei più importanti tratti stradali, idraulici e ferroviari non solo del nord Italia ma anche dell’Impero austro-ungarico.

Nato a Venezia nel 1802 da una famiglia benestante, a soli 17 anni si laureò in ingegneria presso l’Università di Padova, frequentando nello stesso tempo l’Accademia veneziana di Belle Arti e interessandosi anche alla matematica.57513_214804545361082_369675367_ow

Da lì in poi la sua carriera fu veramente rapida.

A vent’anni entrò come apprendista nell’Amministrazione delle Opere Pubbliche delle Province Venete, occupandosi della costruzione di strade, in particolare di quelle dirette verso le Alpi. In seguito ottenne la direzione centrale a Venezia, ove rimase in carica fino al 1836 quando venne assunto dalla Banca austriaca Rotschild per la realizzazione della Kaiser Ferdinand Nordbahn, la ferrovia che avrebbe collegato Vienna a Trieste e, verso i Carpazi, con Bochnia (Galizia).

Dopo pochi mesi, Ghega fu nominato ingegnere capo della prima tratta ferroviaria della Nordbahn, incarico di grande prestigio ottenuto anche grazie agli appoggi del consigliere della corte imperiale austriaca, Ermenegildo Francesconi, anche lui di origini venete – era nato in provincia di Treviso nel 1795 -, già direttore tecnico delle opere pubbliche di Venezia.art_2403_1_vapore1

Nel 1842, a opera quasi completata, le Ferrovie Imperiali riconobbero l’alta professionalità del Ghega e gli affidarono l’incarico di studiare la fattibilità per il proseguimento della linea ferroviaria verso il Mare Adriatico.

Fu il 1848, l’anno delle rivoluzioni e dei precari equilibri politici, a segnare definitivamente il destino dell’ingegnere veneziano: in Austria l’imperatore Ferdinando I abdicò e salì al trono il giovane Francesco Giuseppe, mentre la situazione politica interna era complessa tanto quanto quella europea e gli ungheresi premevano per ottenere l’indipendenza.

le officine Breda, l'italia continuò lo sviluppo ferroviario della penisola

le officine Breda, l’italia continuò lo sviluppo ferroviario della penisola

La costruzione di nuove strade ferrate fu uno dei vari escamotage per dare lavoro ad ingenti masse di disoccupati e per accaparrarsi consensi politici e Ghega ottenne l’incarico di realizzare quella che sarebbe diventata la sua opera più importante: la ferrovia del Semmering. Da tutti ritenuta impossibile da realizzarsi per l’elevata pendenza, il valico rappresentava il confine fra la Bassa Austria e la Stiria e l’Impero austriaco ne aveva bisogno per raggiungere i propri territori adriatici.

Nel 1848, quindi, circa ventimila uomini iniziarono a lavorare a quest’opera imponente, seguendo un progetto che veniva modificato al procedere dei lavori ogniqualvolta si trovavano impedimenti come la franosità o l’instabilità dei declivi o la scarsa resistenza del terreno.

Nel 1851, dopo soli tre anni, la strada ferrata era terminata, ma mancava la cosa più importante: una motrice in grado di far superare ai normali convogli la pendenza del valico del Semmering.

Ghega dimostrò che una normale locomotiva a vapore era in grado non solo di superare gli estremi dislivelli, ma anche che la stessa macchina poteva fermarsi in brevi spazi senza dover ricorrere all’espediente di gettare sabbia fra le ruote e le rotaie. Il 22 giugno del 1851, in riconoscenza dei suoi alti meriti tecnici e scientifici, l’imperatore Francesco Giuseppe insignì Ghega del titolo di Conte, e da quel giorno diventò per tutti “Karl Ritter von Ghega”.

La ferrovia del Semmering (nella foto a destra) venne, invece, ufficialmente inaugurata nel 1854.

L’anno successivo, l’ingegnere veneziano fu addirittura proposto alla carica di Ministro del Commercio, Industria e Lavori pubblici viennese, una candidatura che contribuì a far crescere la sua popolarità e la sua autorità nel campo della politica dei trasporti e delle comunicazioni. Tra il 1855 ed il 1857, egli portò a termine la costruzione della linea ferroviaria Laibach-Trieste e la progettazione di linee ferroviarie in Ungheria ed in altre regioni dell’Impero.

Carlo Ghega morì il 14 marzo 1860 all’età di 58 anni. I suoi studi furono alla base delle costruzioni dei più difficili tratti di ferrovia di montagna in tutto il mondo, compresi quelli ad alta quota della cordigliera delle Ande. A lui vennero intitolate due strade, una a Vienna e una a Trieste e nel 1936 le poste austriache gli dedicarono un francobollo commemorativo.

A ricordarci il suo “genio” resta, comunque, la sua opera più imponente, la ferrovia del Semmering, inserita dal 1998 nel patrimonio mondiale tutelato dall’Unesco, che viene definita la più bella via per salire dal sud dell’Austria verso Vienna, un capolavoro di ingegneria che fu costruito in soli sei anni e che già nel 1854, con i suoi viadotti e tunnel, fu considerata un connubio perfetto fra tecnologia e natura.

 

Veneti nel MondoRegistrazione Tribunale di Venezia n. 1314 del 14-01-99

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IL PRIMO STATO CON UN ARCHIVIO

archiviove4La Serenissima fu il primo Stato che creò un Archivio dove conservare tutti gli Atti deliberati dal Maggior Consiglio….. Continua a leggere

VENEZIA DIFFONDE LA CULTURA IN EUROPA, LE CIFRE IMPRESSIONANTI NEL 1500

Dov’è stato pubblicato il primo Corano in arabo?
Il primo Talmud?
Il primo libro in armeno, in greco o in cirillico bosniaco?
Dove sono stati venduti il primo tascabile e i primi bestseller?

Aldi Pij Manutij Institutionum grammaticarum libri quatuor (Aldo Manuzio, Venezia 1514) Publisher Aldus Pius Manutius Museo delle scritture Aldo Manuzio, Bassiano

Aldi Pij Manutij Institutionum grammaticarum libri quatuor (Aldo Manuzio, Venezia 1514)
Publisher Aldus Pius Manutius
Museo delle scritture Aldo Manuzio, Bassiano

La risposta è sempre e soltanto una: a Venezia. (Carlo Alberto Magno)

Tra le varie industrie particolare attenzione merita l’industria tipografica, avviata in Renania nel 1450 da Giovanni Gutemberg, inventore dei caratteri mobili standardizzati, e introdotta a Venezia un decennio più tardi, da Nicola Jensen e Giovanni da Spira, due artigiani esperti nell’arte di fabbricare punzoni con cui fare stampi per la fusione dei caratteri.

Nella prima pubblicazione Giovanni da Spira impiegò quattro mesi per stampare soltanto cento copie delle lettere di Cicerone; ma anche a ritmi così lenti era molto più veloce e produttivo rispetto al metodo fino ad allora in uso, della copia manuale, ma nella seconda edizione egli arrivò a ben seicento copie.

l'umanista editore veneziano più celebre , -Aldo Manuzio

l’umanista editore veneziano più celebre , -Aldo Manuzio

Venezia era un buon posto per un editore, non solo perché vi era un vasto pubblico di potenziali acquirenti e lettori, ma anche per i suoi canali commerciali, che permettevano la diffusione del libro fino in Polonia o in Portogallo. La carta era fabbricata a Venezia ma se ne produceva di ottima anche a Fabriano che la commerciava tramite Venezia.

Bravi operai non mancavano, da reclutare nella nuova industria in espansione. Il governo veneto fu generoso nel concedere agli stampatori diritti e diritti in esclusiva, anche se far rispettare diritti e brevetti, all’epoca non era facile.

Questi vantaggi fecero di Venezia il massimo centro dell’industria tipografica.  Su un totale di 1821 pubbliczioni tra il 1495-97  da tutte le stamperie esistenti 447 uscirono a Venezia, mentre Parigi, che allora veniva al secondo posto per importanza, ne stampò solo 181 … Nella seconda metà del secolo, stampare a Roma era considerato tre volte più costoso che stampare a Venezia, e i centotredici stampatori-editori di Venezia pubblicarono un numero di libri tre volte e mezzo maggiore di Milano, Roma e Firenze messe assieme.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cultura/aldo-manuzio-il-rinascimento-di-venezia-in-mostra-fino-a-giugno_2166005-201602a.shtml

 

L’INDUSTRIA DELLA LANA E DELLA SETA, IL GRANDE BOOM DEL 1500. Dazi bassi per dar lavoro ai poveri.

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chi gera un buteleto nei ani ’40 o ’50 del 900 ne la campagna de l’entrotera veneto el vedeva ‘ste scene

Frederic C. Lane ci descrive in poche righe il boom dell’industria laniera e della seta. limitandone il discorso alla nostra Capitale. In realtà Venezia sviluppò il tessile in città per i tessuti più pregiati, ma il grosso della produzione sia della materia prima (Belluno) che della fabbricazione, ebbe la sua sede nell’Entroterra. Le Provincie furono divise in veri e propri ‘distretti industriali’ ante litteram e Padova, Vicenza, Verona, si specializzarono in settori specialistici. A Padova, ricordo di aver letto, a fine ‘700 si esportavano decine di migliaia di calze, berretti e coperte con le navi veneziane. Con questa premessa riporto lo scritto dello storico:

merletto veneziano, portato in Francia da Caterina de' Medici

merletto veneziano, portato in Francia da Caterina de’ Medici

Venezia era stata un centro di distribuzione, più che di produzione di laneria. Ma con le quelle d’Italia della prima metà del ‘500, le città italiane furono messe a ferro e a fuoco, rovinando i commerci e gli artigiani furono costretti a trovare spesso, lidi più sicuri. Molti si portarono a Venezia che non era mai stata invasa, e con le sue vie fluviali e marittime, garantiva rifornimenti sicuri.

Mentre a Firenze e nella Lombardia la produzione di panni decadde, a Venezia passò d’un balzo d ameno di 2000 pezze nel 1516 a oltre 20.000 nel 1565. Le tariffe doganali e le leggi marittime relative all’importazione di lana greggia furono rese più miti al fine, dicevano le leggi, che vi fosse lavoro per la povera gente che dipendeva da quell’industria per il proprio sostentamento.  La crescente produzione laniera spagnola fece della Spagna anziché dell’Inghilterra la principale fonte di rifornimento.

il bozzolo in costruzione

il bozzolo in costruzione

L’impetuoso sviluppo dell’industria laniera fu il fattore principale della crescita industriale veneziana durante il Cinquecento e il massimo propulsore della sua espansione demografica, ma non già l’unico.

lettiera per bozzoli, la raccolta. Nelle fattorie  venete era una scena abituale

lettiera per bozzoli, la raccolta. Nelle fattorie venete era una scena abituale

Nello stesso periodo l’industria della seta triplicò almeno il numero degli addetti, e venne al secondo posto dopo la lana: alla fine del secolo XVI c’erano a Venezia più setaioli che carpentieri e calafati.

 

IN UNA CARTA D’EPOCA CAPIAMO QUELLO CHE TANTI STORICI NON DICONO. VENEZIA FRONTEGGIA IL TURCO.

Le due isole maggiori in possesso dei veneziani nel 1570. In giallo i territori ottomani che le circondano.

Le due isole maggiori in possesso dei veneziani nel 1570. In giallo i territori ottomani che le circondano.

In questi anni, mi è capitato spesso di leggere le opinioni di storici (alcuni di prestigio, altri improvvisati) che spiegano il perché del decadere di Venezia. Molto spesso alcuni la buttano sul politico religioso (Venezia vittima ad esempio della Controriforma, che ne affossò il pensiero libero anima del suo progresso, ormai trasferitosi a nord dell’Europa . che invece a parar mio in fatto di bigottismo era messa peggio di noi) oppure travolta dal secolo dei Lumi e da congiure massoniche. Nulla di tutto questo: Venezia, e altri grandi storici sposano questa tesi, si consumò nello strenuo e impari scontro con l’impero ottomano, di cui la cartina da un’idea fotografica.

I Veneti in pratica furono lasciati soli, dato che molte potenze avevano l’interesse a vederla indebolita. Prima tra tutte, l’Austria, che a inizio ‘700, potenziando i porti di Trieste e Fiume, mirava  a trasformare il Mar Adriatico in un suo cortile.

Nel 1716 l’Austria iniziò una guerra contro il Turco assieme ai Veneti, ma poi trattò la pace separatamente, lasciando i veneziani, che si eran battuti come Leoni (assedio ci Corfù, battaglie navali pesantissime) da soli. Costretti a una pace rovinosa, essi persero i loro residui Domini oltremarini e i relativi traffici. Iniziò per Venezia un suntuoso funerale che durò per tutto il ‘700.

Nel frattempo altre forze nella Terraferma premevano, ma con il mercimonio dello stato veneto tra Austria e Francia, dove il Ladro si accordò prima della rapina col Ricettatore, le industrie del manifatturiero che grazie ad una antica oculata politica economica della Serenissima avevano cominciato a svilupparsi in Terraferma, ebbero uno sviluppo asfittico e rallentato che durò fino a metà del ‘900.

 

LA PICCOLA IMPRESA VENETA E LE SUE ORIGINI MEDIOEVALI. Frederic C. Lane ce lo spiega.

E’ sempre interessante scoprire la genesi antica della vocazione manifatturiera della nostra terra. Ma secoli di sviluppo ora sembrano giunti a un fermo angosciante, dovuto a tassazioni mostruose, burocrazia elefantiaca, parassitismo della classe politica. Ecco come il grande storico americano Frederic C. Lane ci descrive la nascita della produzione diffusa a macchia d’olio nel territorio. panttelb

All’inizio quasi tutte le attività manifatturiere si svolgevano a casa dell’artigiano ‘ o del contadino come integrazione del reddito, o nelle dipendenze della dimora di qualche signore.

Nella più importante delle industrie medioevali della terra veneta, quella tessile, questa separazione prese la forma della distribuzione del lavoro a domicilio. L’investitore era un mercante imprenditore che distribuiva il materiale da finire a vari lavoranti, filatori, tessitori, tintori e così via. filandainterno

Dato che questi artigiani potevano lavorare in casa propria, a questo sistema è stato dato il nome di “lavoro a cottimo o domicilio” per sottolineare il contrasto con il posteriore sistema di fabbrica che ammassava gli operai in locali comuni fuori dalle case.

Nel sistema di lavoro a domicilio, gli artigiani dipendevano dai mercanti, che avevano le cognizioni, il capitale e le relazioni necessarie per importare la materia prima, per giudicare quale tipo di panno era commerciabile, per trovare i lavoratori e pagarli, e per vendere il prodotto più tardi, magari in mercati lontani.

Nelle molte città in cui i mercanti-imprenditori controllavano sia il governo municipale  che le corporazioni tessili, gli artigiani lavoratori sottostavano a regolamenti unilaterali. fiandra1774

A Venezia fu un po’ diverso dato che i mercanti avevano interessi molteplici, volti a traffici molto diversi, il loro talento e capitale era impegnato nel vastissimo commercio internazionale. Altre industrie predominavano poi nella città, rispetto al tessile, e le loro lavorazioni non si prestavano alla condivisione del lavoro a domicilio (vedi il sale, le vetrerie, l’industria del sapone ). Esse richiedevano gestori più esperti della tecnica artigiana che di operazioni commerciali e che usavano una attrezzatura relativamente costosa e l’aiuto di una quantità notevole di manodopera non specializzata.

Libero sunto da “La storia di Venezia” di Frederic F. Lane. 

Nell’antico Egitto la donna aveva gli stessi diritti dell’uomo

Non lo sanno tutti, ma la condizione femminile al tempo delle Piramidi era molto vantaggiosa. Soprattutto rispetto a ciò che è venuto dopo