201 anni fa: a Waterloo Napoleone come nemico ebbe anche le emorroidi. Disturbi e fisico spiegano la sua personalità disturbata ?

  • Slag bij Mont-Saint-Jean of Salg bij Waterloo18 juni 1815

    Waterloo 18 juin 1815

    di Luigina Pizzolato

    Chissà perché in Italia nessuna via o piazza è dedicata a Waterloo, considerato  sinonimo solo di disfatta e catastrofe. Eppure esistono anche vie dedicate a Lissa e a Custoza, a Waterloo la catastrofe non è stata nostra.

    A Waterloo, a pochi chilometri da Bruxelles, 101 anni fa, il 18 giugno 1815 Napoleone fu sconfitto definitivamente.  Ad avere ragione dell’esercito francese furono le truppe britanniche comandate dal generale Wellington e quelle prussiane comandate da Blücher della settima coalizione, che  raccoglieva militari di varie lingue e origini. waterloo_napoleon_aware_of_his_defeat

    A 46 anni Napoleone non era più il vigoroso condottiero degli anni  giovanili, ma un uomo malato, appesantito, affetto da cistiti ricorrenti, scabbia, disturbi cronici del fegato e da una gastrite probabilmente ulcerosa.(Di un male allo stomaco, probabilmente un cancro, sarebbe morto 6 anni più tardi a Sant’Elena.) Da sempre soffriva di stitichezza, il fratello Gerolamo  gli aveva suggerito anni prima di usare le sanguisughe come terapia per le emorroidi conseguenti alla stipsi, come lui stesso aveva fatto con successo.

    Un violento attacco di emorroidi aveva colpito Napoleone proprio in occasione della battaglia di Waterloo. Tanto grave da impedirgli di partecipare alle azioni obbligarlo a camminare a gambe larghe e a rimanere seduto al tavolino da campo.

    Le emorroidi, dette anche ”mal della sella” gli impedirono di cavalcare e lo costrinsero a difficoltosi spostamenti in carrozza,  in gran parte la battaglia fu condotta da Napoleone da dietro le sue truppe, seduto. A un certo punto i dolori si fecero talmente forti che l’imperatore fu costretto a  farsi applicare dai  medici impacchi di acetato di piombo sulla parte infiammata e dosi massicce  di laudano (tintura d’oppio), che notoriamente provoca torpore.. Tutto questo mentre dall’ altra parte il rivale Wellington cavalcava instancabile da un lato all’altro del suo schieramento.

    Non è difficile immaginare come le sue capacità di comando in simili condizioni risultassero fortemente compromesse. Tra i suoi marescialli erano tornati molti  di quelli che avevano tradito dopo l’esilio all’Elba, ma  non erano più affidabili come ai tempi migliori. La premesse per una disfatta c’erano tutte, da ultime si aggiunsero le condizioni sfavorevoli del terreno, dovute al maltempo.
    In quella epica giornata la fortuna arrise  al Duca di Wellington, che come souvenir ricevette in dono dal suo governo l’enorme statua, opera di Canova, che Napoleone non aveva gradito. Tuttora conservata nell’atrio di casa, dagli eredi, trofeo offerto all’ammirazione dei turisti.
    napoleo
    I  tanti disturbi da cui era affetto probabilmente hanno contribuito a rendere il carattere di Napoleone … quello che era. Era piccolo di altezza e questo avrebbe determinato una  sua sete di rivalsa sul mondo. Si risentì anche con lo scultore Canova, che nella famosa statua lo aveva ritratto nudo e di altezza troppo imponente, sospettando che l’artista volesse intenzionalmente sottolineare la sua bassa statura.Napoleon-Canova-London_JBU01Questa particolare sindrome, detta anche ”del nano” o complesso di Napoleone si manifesta con  blocchi psicologici che possono essere simili e ascrivibili a quelli del più tradizionale complesso di inferiorità, con l’aggravante appunto dalla scarsa statura che può sminuire le capacità. Coloro che ne sono affetti sono quindi più insicuri ma anche molto più aggressivi, per compensare la sensazione di essere troppo piccoli in un mondo di grandi. Questo  determinerebbe  maggiore gelosia, ambizione e volontà di rivalsa ed esporrebbe maggiormente a comportamenti discutibili e a volte pericolosi nei confronti delle altre persone. E’ una sindrome psicologica che non ha evidenze scientifiche rilevanti, ma alcuni biologi e ricercatori australiani hanno studiato e osservato che nel mondo animale è facile osservare comportamenti che riconducono a questo particolare complesso.

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