LA POLITICA DI ASSISTENZA AI POVERI DELLA REPUBBLICA DI SAN MARCO.

270262_2206881502233_1739218_nFornisco qui qualche breve cenno sull’argomento, premettendo che la materia è tanto vasta, quanto affascinante. Mi sono basato sul lavoro di Brian Pullan, professore emerito di storia ad Oxford, uno dei tanti studiosi inglesi che sono attratti dal mito intromontabile della Serenissima.

Stupisce sempre leggere di certi provvedimenti, presi in date molto antiche, atti a contenere il fenomeno della povertà ma anche a cercare di inserire “derelitti” nel tessuto sociale, dando loro possibilità di riscatto attaverso l’avviamento al lavoro, e non limitandosi solo alla pura elemosina.

Nella seconda metà del 500, Venezia fu funestata da una epidemia di peste, a cui seguirono momenti terribili, in seguito a carestie dovute a cattivi raccolti che si susseguirono in tutta Italia per almeno 5 anni di seguito, che misero alla fame molta parte dei sudditi veneti e degli stati italiani.

Questo stimolò il governo veneziano a promuovere apposite istituzioni, chiamate “ospedali” per il soccorso delle categorie più in difficoltà. Tali provvedimenti si presero sia per la capitale che per la terraferma.

A Venezia, servirà d’esempio, si divisero i bisognosi in varie categorie e così l’ospedale dei Derelitti e Incurabili accoglieva orfani ed incurabili; la Pietà si occupava di trovatelli; la Fraterna dei Poveri Vergognosi assisteva i poveri che erano diventati tali per rovina economica e potevano mendicare con apposito patentino, coperti da un saio con cappuccio che nascondeva il volto per risparmiare loro la grande umiliazione di farsi vedere in pubblico;  le case delle Zitelle e del soccorso erano alloggi per donne che rischiavano la prostituzione, o per quelle che volevano uscirne. Infine l’Ospedale dei Mendicanti tentava e ci riuscì nei momenti di normale vita dello stato, di togliere i mendicanti dalla strada, quelli che mendicavano invece per “pura furfantaria” sarebbero stati avviati alle galere o sulle navi mercantili a metà salario. Inoltre si perseguiva la politica di respingere i poveri “foresti” sia di altre città venete che stranieri, al loro paese d’origine, i primi con “raccomandazione” perché fossero seguiti dalle autorità del luogo, i secondi con espulsione.

L’ospedale doveva fare il possibile per insegnare un lavoro a donne e bambini affidati, lavoro che preferibilmente doveva essere svolto all’interno dell’istituzione. Chi dall’esterno voleva manodopera  accettava le persone selezionate dalla direzione interna, e se il dipendente rompeva il contratto la cosa veniva esaminata da una commissione, a tutela sua l’ospedale agiva per il recupero del salario e dei beni eventualmente spettanti.

Le fanciulle specialmente erano controllate almeno due volte l’anno, se lavoravano all’esterno, per preservare la loro moralità e per vedere come venivano trattate dal datore di lavoro. E qui stiamo parlando della fine del 500, a quanto pare queste persone godevano di maggiori tutele di un nostro precario…quando si dice il progresso…

Tutto questo era la naturale conseguenza di un governo che basava le sue leggi sullo spirito del Vangelo, non riempiva i giornali di proclami, ma aveva come fine la pietà e la carità. Aveva in questo un enorme supporto dalla chiesa, e stato e chiesa in questo campo erano strettamente collegati, molti “priori”, capi di queste istituzioni caritatevoli, erano sacerdoti, affiancati comunque sempre da laici, magari un nobile ed un cittadino. Le innumerevoli (oltre a queste grandi istituzioni)  associazioni caritatevoli nascevano spesso per iniziativa di persone pie, che mettevano gratuitamente la loro opera al bisogno, o i loro, a volte grandissimi, patrimoni. Lo stato controllava sempre e approvava il regolamento interno a volte aiutando finanziariamente. I notai erano obbligati dalla Repubblica a far presente ai testatori, di fare qualche donazione o lascito “ad pias causas”, per altre pie opere, erano previste particolari indulgenze da parte della chiesa  a chi offriva del denaro. Una società profondamente cristiana, come quella di allora, aveva come uno dei primi fini, il soccorso ai derelitti e non l’arricchimento fine a se stesso.

Oggi mi pare che i prìncipi siano  altri. Successo, denaro facile, egoismo e edonismo, questo è l’emblema del mondo d’oggi.

Fonte

Brian Pullan La Politica Sociale della Repubblica di Venezia 1500-1620 Il Veltro editrice 1982.

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