IL GONFALONE DONATO DA VENEZIA AI SETTE COMUNI, RESTAURATO ED ESPOSTO

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per la cortesia dell’amico Roberto Stoppato Badoer

Donata ai Sette comuni dalla Serenissima ed ora finalmente restaurata, consente di scoprire nuovi particolari, fu donata per riconoscenza, per il contributo dei valligiani alla guerra contro il Turco condotta dal Morosini. 

Le sorprese dopo il restauro
Recentemente, anche grazie al contributo della Provincia, il Comune di Asiago ha fatto restaurare il vessillo che Venezia donò ai Sette comuni (XVII sec.). con l’occasione, gli è stata data una più consona collocazione: lo stendardo, esposto sempre nella sala dei quadri del Comune, non si trova più rinchiuso in una stretta teca che provoca l’ondulazione della stoffa, impedendo di osservare alcune parti. Ora si trova sì sempre protetto, ma come il dipinto entro la cornice ed il vetro. Pulizia e restauro, assieme a questo accorgimento, consentono di ammirare la magnificenza dell’antica bandiera.

Intanto si notano subito le ragguardevoli dimensioni (quelle attuali, addirittura potrebbero essere inferiori a quelle originarie). Il dispiego consente, in una visione d’insieme, di ammirare il decoro che incornicia il pregiato tessuto di seta bianca, una passamaneria (si dice così?) di colore giallo, arricchita da fiocchi. Emergono poi i fregi, realizzati con foglia d’oro e che arricchiscono il campo bianco, al cui centro troneggia l’effige ben nota: il leone di San Marco che regge una croce accostata a tre stemmi, tre piccoli dipinti racchiusi da cornice ovale.

Poi i particolari. Ecco che il lavoro di pulizia fa risaltare delle novità laddove l’occhio, comunque, tenderebbe a non posare lo sguardo. Mi riferisco al decoro dorato che orna il campo del vessillo: sono fregi posti simmetricamente, formati da fiori, foglie, riccioli, orli di lama di sega (o, se preferite: saette stilizzate; simboli dell’acqua; zigzag).
Sia ben chiaro che questi disegni non corrispondono ad uno “standard”, ad uno stampato su di un tessuto dal quale è stata ricavata la pezza al cui centro è stata posta l’accennata effige marciana. E’ un capolavoro fatto interamente a mano: lo stendardo, tra l’altro, proprio per la sua dimensione è il frutto dell’unione di più tagli.

Le stelle comete
Ma bisogna proprio andar vicino cogli occhi (o forse succede solo a me, per la mia miopia?) per scorgere qua e là qualche stella cometa. La stella, altro particolare, è di sei punte. In araldica, il significato di questo simbolo è assai interessante e mi riservo di trattarne in altra occasione (ma qui, intanto, specifico che la cometa può significare “chiarezza di fama proveniente da illustre virtù”: un evidente complimento ai Sette Comuni!). Stupisce in effetti questa strana presenza che, apparentemente, è in ordine sparso. Una certa attenzione al mondo della numerologia mi ha indotto a contare queste comete.

Ebbene, fa piacere constatare che tra comete malridotte (da vetustà ed utilizzo della bandiera) e comete perfettamente restaurate, esse siano in tutto sette! Ma non come le stelle dell’Orsa Maggiore, dei giorni della settimana (e “sette le note della mia chitarra” diceva una vecchia canzone) ecc. La Serenissima ha inteso intensificare il già denso simbolismo presente, con un ulteriore omaggio ai Sette comuni, paragonati appunto alle stelle comete.

Il Leone di San Marco
Il lavoro di pulizia, poi, consente di meglio leggere anche la figura centrale che caratterizza il vessillo: l’imponente Leone che simboleggia l’Evangelista. E’ già noto il significato delle tre pitture, quasi abbracciate dal Leone di San Marco, ciascuna circoscritta dalla cornice ovale (cornice tipica degli stemmi di quell’epoca).
Riassumo per comodità del lettore: la prima raffigura un uomo nell’intento di donare un albero fronzuto; la seconda, sette teste su campo azzurro; la terza, tre teste di mori sempre su campo azzurro. Dunque il primo dipinto o stemma rappresenta la donazione di legname fatta dai Sette comuni (simbolizzati dal secondo stemma, le sette teste) a favore della Serenissima nella guerra contro i mori, sembra nel periodo 1644 – 1669, per la conquista di tre isole (Candia, Morea e Cipro), rappresentate dalle tre teste.

Sono emersi almeno altri due particolari interessanti. Il Leone ha come sfondo delle montagne: chiara allusione al nostro territorio. E’ infatti inusitato trovare una simile rappresentazione della figura marciana. Quanto al personaggio che si occupa del legname, è notabile l’abbigliamento: è vestito con un lungo camice rosso sovrapposto a delle calze azzurre. Troveremo un secolo abbondante dopo che, nella raffigurazione dello stemma della Reggenza, qual si trova a Monte Berico, compaiono le sette teste su campo azzurro (in araldica il colore del Veneto), tra loro separate da una fascia di color rosso (potere): le prime tre, in alto (i cosiddetti comuni maggiori: Asiago, Enego e Lusiana), le altre in basso (comuni minori). Colori che, appunto, anche oggi, potrebbero essere usati per rappresentare i Sette Comuni nel loro insieme.

Rimarrebbe da rispondere ad un quesito che ci si pone subito, al vedere il tutto: il quadro mostra solo un lato dello stendardo. Cosa c’è sul rovescio? Salvo un riscontro specifico, dedicato anche a ciò che non appare, l’altro lato è speculare rispetto a quello esposto.

http://www.asiago7comuni.it/giancarlo_bortoli

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