PERCHE’ I VENETI AMARONO FRANCESCO MOROSINI, LA CARRIERA MILITARE.

01ATQ43B; The funeral of Doge Francesco Morosini (1619-1694) in Nafplion, 1702, painting by Alessandro Piazza (active from 18th century), oil on canvas. Detail.

The funeral of Doge Francesco Morosini (1619-1694) in Nafplion, 1702, painting by Alessandro Piazza

Consacro’ la propria vita per la difesa della Patria. Per questo rinunciò al matrimonio e morì al comando della truppa. in Grecia dove gli furono tributati onori degli di un eroe. Non era un uomo facile, il suo carattere e la coscienza dle suo valore, lo misero anche in conflitto con parte dell’aristocrazia veneta, che non amava (come accadde per il Gritti) il protagonismo di chi rappresentava la repubblica.  Amò tanto il suo gatto che questi alla morte fu imbalsamato e poi sepolto con lui, ma oggi è conservato al museo di Storia Naturale di Venezia.

la Sua tomba nella chiesa di Santo Stefano.

la Sua tomba nella chiesa di Santo Stefano.

Stocco di Morosini

stocco papale, ricevuto quale “defensor” della cristianità .

Giovane marinaio durante gli anni trenta del secolo, furono lo scoppio della guerra contro i turchi nel 1644 e la notevole fortuna della sua famiglia che gli permisero di dar sfogo ai suoi istinti ed alle sue capacità in modo completo. Perduta quasi interamente l’isola di Creta, rimase ai veneziani solo una città,Candia, la capitale, che venne prontamente assediata dai nemici. Nominato comandante delle forze terrestri nella città per ben due volte (16461661 e16671669) riuscì a galvanizzare le sue truppe a tal punto da riuscire a farle resistere per ben 23 anni. Le spaventose battaglie ridussero la città ad un cumulo di macerie e riempirono i cimiteri militari dell’isola (tra i veneziani i morti furono circa 30.000, tra i turchi 80.000) senza che la situazione mutasse in modo sostanziale.

Il 6 settembre 1669, vista l’oggettiva impossibilità di proseguire la resistenza, il Morosini firmò la pace con il nemico e cedette la città, ormai abitata da poche migliaia di persone. Per via della strenua resistenza di Candia, i Veneziani ottennero una pace a condizioni onorevoli: I superstiti poterono abbandonare la città con l’onore delle armi e delle bandiere, mantenere la loro artiglieria, la Repubblica, dietro pagamento di una somma in danaro, conservava a Creta le fortezze della Suda, di Spinalonga e Carabusa e otteneva Clissa in Dalmazia[4]. Infine, i turchi si impegnavano a non entrare nella città se non in capo a 12 giorni, e a lasciar partire liberamente tutti coloro che lo volevano.

La sua eccessiva autonomia (ed un uso disinvolto del denaro pubblico) gli costò un processo nel 1670 per insubordinazione ed appropriazione indebita da cui, però, uscì scagionato. Con la fine della guerra e la relativa calma che ne seguì, venne trasferito per qualche tempo in Friuli. Pareva l’inizio del suo congedo dopo una gioventù piena di successi e privilegi, ma la Repubblica, pur prostrata economicamente e militarmente, non accettando il trattato del 1669, colse al balzo l’occasione offerta dall’entrata in guerra della Turchia contro l’Austria nel 1683 ed allestì una flotta per vendicarsi degli affronti subiti.

il busto di Francesco Morosini conservato a palazzo Dogal, di F. Parodi

il busto di Francesco Morosini conservato a palazzo Dogal, di F. Parodi

Il Morosini, uno degli ultimi grandi comandanti veneziani, venne subito nominato a capo di essa. Negli anni che seguirono (16831687), con una flotta relativamente piccola e con equipaggi di media qualità, riuscì a compiere imprese mirabili, con conquiste di isole e fortezze ritenute imprendibili.

Vinse a ripetizione e minacciò i cardini dell’Impero turco nel Mar Mediterraneo. Nel 1684 conquista l’isola di Santa Maura; nel 1685 occupa Corone e la Maina; nel 1686, con il suo luogotenenteKönigsmarck, uno svedese entrato al servizio della Repubblica, prendeva Navarino, Modone, Argo, Nauplia; nel 1687 tutta la Morea, salvo Monemvasia e Mistrà, era in mano sua; poi si impadroniva diPatrasso e di Lepanto, di Corinto e di Atene.

Durante l’assedio di Atene, un colpo di mortaio distrusse in parte il Partenone, ridotto dai turchi a polveriera. Fu in quell’occasione che crollò il tetto del tempio, che fino ad allora era rimasto miracolosamente intatto. Si suol dire del genio di Morosini: Con un sol colpo di mortaio distrusse la polveriera turca.

L’11 agosto 1687, per i meriti ottenuti sul campo di battaglia, ottenne dal Senato veneziano (cosa mai accaduta né prima né dopo) il titolo di Peloponnesiaco, oltre ad un busto in bronzo in suo onore che venne posto nella sala del Consiglio dei dieci. L’iscrizione sotto al busto riportava: “Il Senato a Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, ancora in vita” (Francisco Mauroceno Peloponesiaco, adhuc viventi Senatus)[5].

wikipedia per la carriera militare, ben riassunta.

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