IL 13 DICEMBRE 1815 FRANCESCO I si rivolge alla Veneta Nazione. Ritornano i cavalli di San Marco.

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V. Chilone, Il ritorno dei cavalli di San Marco, olio su tela, 1815, Palazzo Treves, Venezia, collezione privata

Il giorno di mercoledì 13 corrente è destinato da S.M. l’Augustissimo Nostro Sovrano per dare alla VENETA NAZIONE la più generosa testimonianza della Sua Paterna affezione col ricondurre un prezioso monumento dell’antica gloria veneziana.

I quattro celebrati cavalli ch’esistevano sulla Chiesa di San Marco, ricordando i fasti di Enrico Dandolo, e che furono in non lontana dolente epoca rapiti all’onor Nazionale, ricompariranno ….” Così si legge sul programma per la celebrazione del ripristino dei cavalli sulla Chiesa di San Marco che si trova sul volume “L’arte contesa nell’età di Napoleone, Pio VII e Canova”.

G. Borsato, La festa per il ritorno dei cavalli dalla Francia, 1815, disegno a gesso ed inchiostro, collezione privata, foto Christies

G. Borsato, La festa per il ritorno dei cavalli dalla Francia, 1815, disegno a gesso ed inchiostro, collezione privata, foto Christies

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G. Borsato, L. Martens, Sbarco dei Cavalli di Bronzo alla Piazzetta di San Marco, stampa, 1815, Museo Correr P.D. 1428

Dopo diciotto anni di esilio francese, i cavalli erano stati rimossi dalla soldataglia francese il 13 dicembre del 1797, l’imperatore d’Austria Francesco I° riconsegna alla città di Venezia e alla Veneta Nazione uno dei tanti capolavori rapinati da Napoleone; fondamentale fu, in questo contesto, l’opera del grande scultore Antonio Canova; la giornata fu immortalata dal vedutista Vincenzo Chilone in una delle sue opere più riuscite.

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G. Borsato, La festa per il ritorno dei cavalli dalla Francia, 1815, disegno a gesso ed inchiostro, collezione privata, foto Christies

Ma tralasciamo in questa sede la questione relativa all’indecente rapina compiuta da Napoleone ai danni del patrimonio artistico veneto, una questione che non va comunque considerata chiusa, per soffermarci sul riconoscimento che l’imperatore Francesco I° fa al nostro popolo, ci chiama, giustamente, “VENETA NAZIONE” un riconoscimento che non mi risulta sia in seguito venuto né da Casa Savoja né tantomeno dall’Italia Repubblicana.

Poche righe più avanti si ribadisce il concetto parlando di “Onor NAZIONALE”; va altresì ricordato ci furono da parte degli Asburgo altre attestazioni di rispetto nei confronti nella nostra nazione veneta: non a caso fino al 1848 la marina austriaca si chiamava ufficialmente “Imperial Regia Veneta Marina”, quella marina che parlando veneto sconfisse qualche anno dopo gli italiani a Lissa nell’indimenticabile 20 luglio 1866…

Ma ritorniamo al concetto di “nazione” per ribadire come il Veneto abbia tutte le caratteristiche per definirsi, appunto, nazione; nei dizionari ci viene spiegato che nazione è un insieme di individui che, avendo in comune storia, lingua, territorio, cultura, si identifica in una comune identità.

E il Veneto possiede ampiamente le caratteristiche sopra citate e tante altre, e penso alle comuni forme di religiosità, al modello economico (il famoso modello veneto), ai millecento anni di indipendenza veneta; manca, in questo momento storico, la consapevolezza. Ma questa mancanza è il frutto di centocinquantanni (meglio centoquarantacinque) di unità d’Italia nei quali è stato fatto di tutto per annacquare la nostra identità veneta e il nostro senso di appartenenza al Veneto, nazione storica d’Europa.

Sono dinamiche che conosciamo e che hanno colpito altre nazioni storiche europee, pensiamo per esempio alla nazione catalana: nel tristissimo periodo franchista la lingua catalana era ridotta a dialetto minoritario, l’identità catalana era sistematicamente calpestata dal governo di Madrid; oggi, nella Costituzione della Catalunya, l’articolo uno parla di “La Catalunya, come nazionalità, esercita il suo autogoverno…”

E tante altre sono le nazioni storiche d’Europa, dalla Scozia alla Bretagna dalla Baviera alle Fiandre che vogliono e devono ritrovare la giusta dimensione per risollevare quell’Europa mortificata dall’essere diventata un’Eurolandia in balia di speculatori senza scrupoli…

ETTORE BEGGIATO

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