IL BUCINTORO, LA PIU’ BELLA NAVE DEL MONDO.

185027_4181436424872_1163400329_nIl Bucintoro era la galea di stato dei dogi di Venezia, sulla quale si imbarcavano ogni anno nel giorno dell’Ascensione per celebrare il rito veneziano dello sposalizio con il mare.

Il nome bucintoro, come testimonia anche il Sanudo, deriva dal veneziano buzino d’oro (burcio d’oro), latinizzato nel Medioevo come bucentaurus, nome di un’ipotetica creatura mitologica simile al centauro ma con corpo bovino. Questo ha portato qualcuno a sostenere che il nome derivasse da una testa bovina utilizzata come polena della galea, ma l’ipotesi è erronea: il nome bucentaurus non esiste nella mitologia greca, e la polena dei Bucintori (come appare nei dipinti che li raffigurano) è Venezia sotto forma di Giustizia.

Sembra comunque che qualsiasi grande e sontuosa galea veneziana fosse chiamata con il nome Bucintoro. Du Cange cita dalla cronaca del doge Andrea Dandolo (morto nel1354):

« (…) cum uno artificioso et solemni Bucentauro, super quo venit usque ad S. Clementem, quo jam pervenerat principalior et solemnior Bucentaurus cum consiliariis. »

« (…) con un ricco e solenne Bucintoro, sopra il quale venne fino a S. Clemente, dove già era giunto il principale e più solenne Bucintoro con i consiglieri. »

(Charles du Fresne, sieur du Cange)

Il Bucintoro aveva sede nell’Arsenale di Venezia, dapprima in un bacino, come attestato dalla pianta di Jacopo de Barbari del 1500, in seguito in un apposito scalo coperto, detto Casa del Bucintoro, dove la nave era conservata all’asciutto e priva degli addobbi. Prima di essere utilizzato il Bucintoro veniva accuratamente calafato, per ripristinare l’impermeabilità dello scafo, e riaddobbato. Ai remi erano per esclusivo privilegio gli operai dell’Arsenale, detti Arsenalotti, mentre il comando spettava all’Ammiraglio dell’Arsenale, coadiuvato da prua dall’Ammiraglio del Lido, che verificava la rotta, e da poppa dall’Ammiraglio di Malamocco, che sovrintendeva al timone.

Il Bucintoro delle origini

Venne utilizzato nelle cerimonie pubbliche gìa dal doge Pietro Tradonico nel lontano 836, epoca alla quale si possono, quindi, far risalire le più antiche attestazioni in assoluto. Le forme e le decorazioni di questo primo periodo erano molto particolari, come testimoniano la piattezza della nave e il suo trainamento a rimorchio.[1]

Il Bucintoro duecentesco

Una delle più antiche notizie certe relative al Bucintoro risale al 1253, citato nella promissione del doge Renier Zeno. Da questo momento le attestazioni sono molteplici. Dagli inizi del Quattrocento assume la caratteristica struttura che conserverà nei secoli successivi.[senza fonte]

Il Bucintoro trecentesco

Altro bucintoro è citato nel 1311, citato promissione ducale del doge Marino Zorzi. L’imbarcazione si presentava già con le sue tipiche caratteristiche: due ponti, uno per i rematori e uno di rappresentanza, sovrastato dal tiemo, la peculiare copertura a volta con ampie aperture laterali, tale da ricreare sulla nave una vasta sala destinata alle autorità, sopraelevata verso poppa, nella zona destinata al trono ducale. La prua già reca una grande statua raffigurante Venezia nelle vesti della Giustizia.

Il Bucintoro cinquecentesco

Un nuovo e ancor più grande Bucintoro venne varato nel 1526, in sostituzione del precedente, oramai vetusto. anche questa nave presentava come la precedente, i due speroni prodieri, simili a quelli delle galee, caratteristici poi delle versioni successive. Questo Bucintoro si presentava più grande e riccamente decorato del precedente e la grande statua della giustizia è giunta sino ai nostri giorni ed è attualmente conservata nel Museo Storico Navale di Venezia. Anche in questo Bucintoro la copertura, il tiemo, era mobile.

Il Bucintoro seicentesco

Nel 1601 venne avviata la costruzione di una ulteriore versione della nave, varata nel 1606, per la prima Sensa del doge Leonardo Donà. Ancor più grande del precedente, questo Bucintoro presentava, nella zona di poppa, luogo dove sedeva il doge, un tiemo sopraelevato. La zona di prua veniva lasciata priva di copertura per consentire una più agile esposizione delle insegne dogali (vessilli e trombe d’argento) e culminava con la polena in forma di Giustizia. Gli autori degli intagli furono gli scultori bassanesi Agostino e Marcantonio Vanini.

Il Bucintoro settecentesco

AutoreFrancesco Guardi Data	1766 conservato al Louvre (come bottino?)

Autore Francesco Guardi
Data 1766 conservato al Louvre (come bottino?)

L’ultimo e più magnifico dei Bucintori, venne commissionato dal Senato nel 1719, e consegnato nel 1729. Fu soggetto di numerosissimi dipinti dei vedutisti veneziani delSettecento. Sopravvisse sino alla caduta della Repubblica e all’arrivo degli occupanti francesi nel 1797. Venne distrutto il 9 gennaio nel 1798 da questi ultimi in spregio verso l’abolita Repubblica e dei sopraggiungenti austriaci, ma soprattutto per ricavarne l’oro delle decorazioni, arse sull’isola di San Giorgio Maggiore. Lo scafo venne convertito in cannoniera e quindi in prigione galleggiante col nome di Hydra. Alcuni resti sono conservati nel Museo Correr e nell’Arsenale, dove si trova inoltre un modello in scala, realizzato nell’Ottocento dagli addetti alla demolizione dello scafo.

FONTE WIKIPEDIA

 

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