IL GRATAROL E LE BARUFFE IN TEATRO. CATERINA DOLFIN TRON E LE CORNA DEL SUO CONSORTE.

Di Millo Bozzolan
il "ridotto", ingresso di teatro dipinto dal Guardi

il “ridotto”, ingresso di teatro dipinto dal Guardi

“Tron cavaliere, sapiente, ora procuratore, ma se a lui la Patria nega il corno, glielo darà la sposa”

Pompeo Momenti nel capitolo XVII del suo libro “Le Dogaresse”, accenna al Gratarol, un massone che aprì una loggia di rito inglese a Venezia nella seconda metà del ‘700. Riporto quanto scritto dall’autore sunnominato.

“Anche negli ultimi tempi di spensieratezza corrotta, si voleva che il rispetto circondasse la più eccelsa tra le patrizie, si voleva che il rispetto circondasse la più eccelsa tra le patrizie, si ambiva che nella compagna del capo dello stato, la dignità regale ingrandisse quella femminile.

Sembra certo, per esempio, che Andrea Tron, uomo di forte ingegno e così potente da essere chiamato “el paron”, non poté salire al dogato per lo scandalo suscitato dalla moglie nell’affare Gratarol. Sono note, con grande copia di particolari, le avventure del segretario Gratarol, la recita delle Droghe d’amore di Carlo Gozzi, il chiasso avvenuto e la parte che in quel chiasso ebbe la matrona Caterina Dolfin Tron. Caterina era bella e Carlo Gozzi ne vanta i gigli e le rose del volto e l’oro dei capelli; era buona e aiutò nobilmente Gaspare Gozzi …”


Piena di doti e virtù muliebri, questa sua debolezza per il Gozzi, da tutti conosciuta e da alcuni maliziosamente interpretata costò al marito il corno dogal “e a questo dolore egli dovette aggiungere l’amarezza del sarcasmo udendo ripetere il distico inverecondo:
“Tronus Eques, sapiens, nunc Procurator, at illi
Si diadema negat patria, sponsa dabit”.
(Tron cavaliere, sapiente, ora procuratore, ma se a lui la Patria nega il corno, glielo darà la sposa).

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