“Cerchiamo di arricchirci, rubando” scrisse un generale napoleonico, nero su bianco.

Di Millo Bozzolan.

382068_4957839354460_737640771_nMi chiedo spesso come mai in Italia vi sia un fiorire di associazioni napoleoniche, che celebrano,con rievocazioni storiche e conferenze, le “irresistibili imprese” del Nano Corso e la sua banda di predoni e malfattori. eppure a tanto ha portato il cancellamento della storia operato col bianchetto dopo l’unità di un’Italia che deve proprio a Napoleone la bandiera nazionale.

L’ETICA DEL GENERALE BONAPARTISTA: “Cerchiamo di arricchirci rubando, fin che possiamo con discrezione, che poi magari ci congedano senza la liquidazione ma almeno abbiamo il nostro gruzzoletto”, nero su bianco in una lettera del gen. Landreux, capo del servizio segreto dell’armée, all’amico e complice gen. Kilmaine, da lui stesso pubblicata con bella sfacciataggine nelle sue memorie:

“Fin dal principio dell’impresa io ho pensato, generale, che non mancheremo di uomini che l‘avidità ci manderà da ogni dove, ma se ve ne rammentate, generale, tra noi e il gen. Berthier è sempre stata questione solo di battere un colpo per aiutare il nostro esercito ed avere la meglio sui nostri nemici, di servire il nostro paese al meglio e al tempo stesso, come tutti i generali esistiti dal principio del mondo, di fare lungo il percorso i nostri piccoli affari finanziari al fine di poter vivere in Francia, dove voi non avete niente ed io poco, senza eccitare delle gelosie per una troppo rilevante fortuna, ma anche senza essere schiacciati dall’opulenza altrui, cura che non avremmo bisogno di prenderci in un regime monarchico nel quale il principale interessato, cioè il sovrano, si occupa di chi l’ha servito, il che non avviene in una Repubblica il cui governo dice a un soldato, invecchiato sotto la bandiera, che egli ha servito la sua propria causa, il bene pubblico, e poi lo abbandona.


Voi avete detto che 500.000 franchi vi basterebbero per sostenere la vostra condizione di generale divisionario in caso di pensionamento forzato. Io sarei molto soddisfatto di 200.000. finora le cose vanno per il meglio, con giustizia e senza compromettere nessuno. Bergamo non si lamenta, perché i 100.000 franchi che avete ricevuto, e i 35.000 che mi sono toccati, non provengono che dai risparmi che ho fatto fare sui viveri e i foraggi e che questa città ci ha lasciato, limitandosi così a rinunciare a un guadagno.

Ma se Cothaud raduna così tutti i ladri dell’armata per mandarmeli (ah, la concorrenza! nota di Bozzolan) e, ci conseguenza pensa di fare così a sua volta dei tentativi per ottenere più di quanto gli avete promesso, i popoli si lamenteranno con ragione, e si crederà che io me la intenda con i concussionari e perderò ogni fiducia e ogni credito (qui si vede l’onestà del ladro, nota del Bozzolan). Lamentele arriveranno da ogni parte al generale in capo e potremmo andargli a dire, sopratutto dopo aver volgarmente fallito, che non eravamo al corrente di quanto accadeva nelle nostre truppe? e lui crederà a me?…”


Lettera contenuta nelle Memorie del generale Giovanni Landreux, capo del Boureau de Police Politique. Mario Agnoli Napoleone e la fine di Venezia ed Il Cerchio Rimini.

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