La leggenda del Mazaròl

mazarol1Nei tempi antichi viveva, nei boschi più fitti e inacessibili, nelle vallette più impervie, un omino piccolo come un folletto, chiamato “Mazaròl”: aveva barba e capelli lunghi e aggrovigliati ed un viso grinzoso, dispettoso.

Era vestito tutto rosso, compreso il cappuccio e le scarpe a punta.

Abitava in ampi “covoli” (così chiamate delle erosioni naturali nella roccia provocati nel Miocene superiore 15-10 milioni di anni fa nella fase culminante dell’orogenesi alpina ) mazaroled era così schivo che si teneva lontano da ogni contatto con l’umano consorzio.

La leggenda narra che il Mazaròl aveva delle straordinarie conoscenze come pastore e come malgare.

Egli curava le sue bestie, pecore, capre e bovini, in modo esemplare; le nutriva e le portava al pascolo, magari abusivo, facendolo crescere a vista d’occhio.

Lamen-Map02Secondo questo antico racconto, tramandato oralmente con qualche variante in tutta la Val Belluna, le genti di montagna hanno imparato l’arte casearia  spiandolo, mentre nel suo “covolo” produceva burro, formaggio e ricotta.

Ci piace credere che sia rimasta traccia della presenza degli antichi abitatori di questi ricoveri naturali anche nella memoria collettiva, tramandato in una leggenda.

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