Scala del Bovolo

di Simonetta Dondi dell’Orologio

Venezia Scala BovoloIl Palazzo Contarini del Bovolo (XV secolo) è celebre per la splendida scala elicoidale esterna a forma di chiocciola (in veneziano: bovolo) che si innesta armonicamente alla facciata a loggiati sovrapposti.

La scala risulta esser stata realizzata attorno al 1499 da Giovanni Candi.

Dietro la cancellata sono visibili alcune vere da pozzo e una pietra tombale della vicina chiesa di San Paternian (abbattuta).

Lo scrittore veneziano Renato Pestriniero ha dedicato a questo insolito monumento il racconto Nodi, pubblicato per la prima volta nel 1981.

antonelloSi tratta di un’interpretazione visionaria di notevole suggestione:

“Avevamo lasciato Campo Manin per inoltrarci nell’unico accesso alla corte, una fessura in ombra tra cataste di case antiche, occhiaie nere, bocche di cantine putrescenti, muri di mattoni corrosi dalla salsedine, e alla fine ecco la corte, piccola e raccolta, un pozzo formato da pareti di case sovrapposte, protuberanze, anfratti, un labirinto di volumi incastrati l’uno nell’altro nel corso dei secoli.

bovoloLa scala sorge lì.

E’ una spirale di gradini che si avvolge all’esterno di una torre cilindrica, un nastro orlato di trine marmoree, un capriccio architettonico. Cominciai a salire aggirando il corpo cilindrico della costruzione sul quale si avvolge la scala. Sul lato esterno la serie ininterrotta di archi si apriva su un vuoto grigio.

Ad ogni decina di gradini passavo accanto a una porta di legno simile a quella dalla quale ero uscito.

Un numero così elevato di porte faceva prevedere una struttura interna ben strana. Sostai accanto ad una di esse.

venecia-bovolo-interiorFiltravano suoni che non riuscivo ad interpretare, una sorta di scalpiccio, un mormorare proprio accanto all’uscio, eppure lontanissimo, passi soffici provenienti da un silenzio per immergersi in un altro silenzio.

Continuai a salire, ma quando ebbi completato un paio di volute e mi trovai nuovamente sulla verticale della corte, mi resi conto che nelle distanze c’era qualcosa di sbagliato…”

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